Fare la spesa non è più un gioco da ragazzi: occorre prestare attenzione tra gli scaffali per provare ad arginare i costi, ma quando arriva il momento del conto, fiato sospeso. È così ormai da qualche anno e a fine mese si nota la differenza.
Da ottobre 2021 a ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 25% in Italia – e di riflesso anche a San Marino -, quasi 8 punti percentuali in più rispetto all’inflazione generale, che nello stesso periodo ha segnato +17%. Lo rileva l’Istat, sottolineando come la forte crescita tra il 2022 e il 2023 sia stata alimentata dallo shock sui listini dell’energia, che ha inciso direttamente sugli alimentari non lavorati e indirettamente su prodotti intermedi come i fertilizzanti.
Gli alimenti freschi sono aumentati più di quelli lavorati: la differenza è di circa due punti percentuali. Tra i rincari più significativi spiccano i prodotti vegetali (+34%), latte, formaggi e uova (+28%) e pane e cereali (+25%).
La crescita dei prezzi non è solo italiana: nell’area euro il cibo è salito del 29%, mentre in Germania l’incremento ha raggiunto il 33%, in Spagna il 30% e in Francia il 24%. Confesercenti avverte che il caro prezzi mette sotto pressione le imprese alimentari, costrette ad assorbire aumenti di materie prime, energia, logistica e packaging senza poterli trasferire integralmente ai consumatori. “Il risultato – spiega l'associazione delle imprese - è un settore in sofferenza, con margini ridotti e volumi di vendita in calo”.