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Crans-Montana: la rabbia dei genitori all'interrogatorio degli indagati

Spintoni, urla e accuse: da una parte alcuni famigliari delle vittime, dall'altra Jacques e Jessica Moretti

12 feb 2026
Crans-Montana: la rabbia dei genitori all'interrogatorio degli indagati

"Mio figlio è morto. Dov'è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate? Mio figlio dov'è?". A Sion la disperazione consuma le madri e i padri delle vittime del rogo di Crans-Montana nel quale sono morte 41 persone, molti giovanissimi. Gli indagati, i proprietari del discobar della strage di Capodanno, sono arrivati all'interrogatorio scortati dalla polizia e accompagnati dai loro avvocati, ma la situazione è sfuggita di mano. Spintoni, urla e accuse: da una parte alcuni famigliari delle vittime dall'altra Jacques e Jessica Moretti.  

"Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita!", ha detto una donna alla quale il proprietario del Constellation ha replicato: "No, non c'è mafia, sono un lavoratore".

"Mi dispiace, mi dispiace, ci prenderemo le nostre responsabilità, siamo qui per la giustizia", ha continuato Jacques. "Dicono che la colpa è di Cyanne, che la colpa è del Dj, che la colpa è del Comune, ma per niente è colpa loro, solo parole e parole, questa gente non ha il cuore, solo il cuore dei soldi". Lo ha detto Michel Pidoux, padre di Tristan 17enne vittima del rogo.

Al Constellation "non sono mai state fatte prove di evacuazione perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle" ha confessato oggi Jessica davanti ai magistrati. Ha pianto in aula dicendo: "Comprendiamo la rabbia delle famiglie".

Ha inoltre sostenuto che durante la festa il 31 dicembre erano 'presenti due buttafuori'. Ma dai documenti ne risulta uno. All'interrogatorio di oggi, erano presenti oltre agli inquirenti anche alcune decine di avvocati delle parti civili.

A Riccione è stata ascoltata dagli investigatori come testimone Eleonora Palmieri, la 29enne veterinaria di Cattolica rimasta ferita nel rogo a Crans-Montana. E' stata convocata martedì dagli agenti del Servizio centrale operativo nella sede della Polizia stradale di Riccione, sentita come decine di altri testimoni della tragedia nell'ambito dell'indagine parallela a quella svizzera, aperta dalla Procura di Roma. Anche a lei è stato chiesto di consegnare il cellulare, sequestrato dagli investigatori per ricercare eventuale materiale utile all'indagine. "Ha subito spiegato di non avere elementi di interesse sul suo dispositivo", commenta l'avvocato Venturi che dichiara di avere già fatto istanza di riesame in modo che la Procura renda noto al Tribunale delle libertà le motivazioni per cui ritiene necessario il provvedimento.


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