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Disagio giovanile, "non possiamo aspettare il prossimo episodio per tornare a parlare dei nostri giovani"

La Commissione per le Politiche Giovanili di San Marino interviene dopo il caso della 12enne del Titano in coma etilico: "Occorre avere il coraggio di domandarci cosa ci sia dietro"

1 set 2026
Disagio giovanile, "non possiamo aspettare il prossimo episodio per tornare a parlare dei nostri giovani"

Non fermarsi al singolo episodio di cronaca né alla condanna di un comportamento, ma interrogarsi sulle condizioni in cui vivono i ragazzi, sulle loro fragilità e sui segnali di disagio che rischiano di non essere intercettati. È l'invito della Commissione per le Politiche Giovanili di San Marino, che interviene sul tema del disagio tra gli adolescenti dopo il caso della 12enne sammarinese finita in coma etilico.

Per la Commissione, "quando un ragazzo o una ragazza supera un limite, abusa di alcol o sostanze, manifesta comportamenti violenti, si isola o sviluppa un rapporto problematico con il mondo digitale, la risposta non può esaurirsi nella condanna del comportamento", sottolinea la Commissione, secondo cui occorre "avere il coraggio di domandarci cosa ci sia dietro".

Una riflessione che, viene precisato, non deve portare a generalizzazioni né a considerare automaticamente ogni comportamento trasgressivo come espressione di un disagio. Allo stesso tempo, però, ignorare alcuni segnali potrebbe significare non cogliere "una richiesta di attenzione, una difficoltà, una solitudine o, talvolta, una vera e propria richiesta di aiuto". Da qui la necessità, secondo la Commissione, di spostare l'attenzione dall'emergenza alla prevenzione. La domanda, viene osservato, non può essere soltanto "cosa stanno facendo i nostri ragazzi?", ma deve diventare anche "come stanno i nostri ragazzi?".

La Commissione chiama in causa l'intera comunità: famiglie, scuola, associazionismo, mondo dello sport, servizi, luoghi di aggregazione e, più in generale, tutti gli adulti che entrano quotidianamente in contatto con bambini e adolescenti. "Prima che una difficoltà diventi disagio. Prima che il disagio diventi isolamento. Prima che una richiesta di attenzione debba trasformarsi in un grido".

Secondo la Commissione per le Politiche Giovanili, le dimensioni della Repubblica possono rappresentare da questo punto di vista un'opportunità, consentendo di costruire una rete più stretta intorno alle nuove generazioni. Accanto agli strumenti istituzionali, viene indicato però come centrale anche un elemento che "nessuna legge può imporre": la capacità degli adulti e della comunità "di esserci e di ascoltare".

La Commissione annuncia quindi l'intenzione di proseguire nella promozione di momenti di confronto diretto con le nuove generazioni e ritiene necessario rafforzare il dialogo con scuole, famiglie, professionisti, associazioni, servizi e istituzioni. Tra i temi sui quali viene ritenuto prioritario costruire un confronto più strutturato ci sono il benessere giovanile, le dipendenze, la solitudine, le relazioni, l'uso del digitale e i comportamenti a rischio.

"Non possiamo aspettare il prossimo episodio per tornare a parlare dei nostri giovani. Dobbiamo farlo adesso. E dobbiamo farlo soprattutto insieme a loro". "Ascoltare non significa giustificare - aggiunge la Commissione -. Significa provare a comprendere prima di dover intervenire". Un impegno sul quale la Commissione per le Politiche Giovanili assicura di essere pronta "a fare la propria parte".





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