L’Australia ha aperto la strada lo scorso anno, in Francia c’è già stato il primo sì del Parlamento, e ora ha iniziato il percorso anche la Spagna del premier Pedro Sanchez. Sono sempre più i Paesi che hanno introdotto o vogliono introdurre divieti di accedere ai social network per i minori di 16 anni. Misure che hanno un duplice obiettivo. Da un lato, contrastare lo strapotere delle big tech, i cui algoritmi spesso sfuggono al controllo delle autorità. Ma soprattutto, tutelare la salute mentale dei giovani, come spiega la dottoressa Sabrina Priulla, psicologa ed esperta di dipendenze, Responsabile Progetti di Piramis Onlus: “Le evidenze scientifiche ormai lo dicono in maniera molto chiara, che si parla di vera e propria dipendenza, oltre a tutti i disturbi collegati: disturbo del sonno, dell'apprendimento, dell'attenzione. Le vittime dei grandi big della tecnologia non devono essere i giovani”.
In Italia, la Società Italiana di Pediatria nelle sue ultime linee guida ha raccomandato di evitare l’accesso ai social sotto i 18 anni, e sono state depositate più proposte di legge per introdurre divieti come quello australiano. Ma queste iniziative non hanno ancora avuto seguito. “Mi chiedo come sia possibile non occuparsene: se parliamo di salute, se parliamo di criticità e se parliamo di bambini e di giovani, è uno dei primi temi da affrontare, perché poi porta a tutta quella parte di prevenzione, se vogliamo, che vorrebbe dire evitare poi dei costi anche a carico della sanità. Il fumo fa male e infatti c'è un divieto, l'alcol fa male e infatti c'è un divieto, la tecnologia fa male e dovrebbe esserci un divieto”, spiega Priulla.
E il timore che i divieti vengano aggirati? “La legge secondo me dà un messaggio forte e chiaro e diventa un alleato per la gestione e la parte educativa che comunque rimane in capo agli adulti di riferimento. È ovvio che un giovane, se ha dei divieti, può aggirarli, ma lì sta alla famiglia, agli adulti, verificare e stare vicino e avere un dialogo per evitare che questo poi diventi altro”, afferma la psicologa.