Lasagne al forno, Carbonara, Amatriciana, Pesto, Ravioli, Tortellini e Agnolotti. Ma anche pizza, focaccia, polenta, arancini. Tutti questi piatti, che rappresentano la ricchezza delle diverse tradizioni regionali italiane, potrebbero essere messi sullo stesso piano del David di Michelangelo o del Colosseo.
La cucina italiana è infatti da oggi più vicina a essere iscritta nella Lista del patrimonio mondiale dell'umanità. L'Unesco ha infatti espresso parere tecnico positivo: la decisione politica finale arriverà a dicembre, durante la riunione del Comitato intergovernativo in India, a New Delhi. Questo primo sì è fondamentale, e se dovesse essere confermato farebbe della cucina italiana la prima al mondo ad ottenere, nel suo complesso, il prestigioso riconoscimento. “La valutazione tecnica pubblicata oggi ci dice che il dossier è ben fatto ed è coerente con gli obiettivi dell'Unesco”, evidenzia Pier Luigi Petrillo, professore alla Luiss Guido Carli e curatore del dossier di candidatura. Frena però facili entusiasmi: “Occorre tenere conto che questo primo sì non deve creare illusioni, perché il Comitato intergovernativo che si riunirà in India a dicembre - aggiunge l'esperto giurista - ha la possibilità di rivedere completamente la decisione”. Visto che sperare non costa nulla, nel caso dovesse arrivare il via libera definitivo, non sarebbe solo simbolico.
La maggiore consapevolezza del valore culturale, storico e sociale a livello globale della cucina italiana porterebbe ad effetti concreti, come la tutela della biodiversità degli ingredienti, la valorizzazione dei piccoli produttori, la difesa della convivialità e l'educazione al gusto, promuovendo al contempo un modello di sostenibilità e l'idea della cucina come rito collettivo e momento di incontro. Del resto qui non si parla di solo cibo: in Italia cucinare è un modo per prendersi cura della famiglia e degli ospiti, un momento di condivisione e scambio umano. È anche espressione artistica, di conoscenza e creatività, che si fa tradizione e si trasmette di generazione in generazione.
Le ricette diventano così un filo invisibile che unisce palati e cuori, che risveglia ricordi e sentimenti, facendo sentire a casa chi vive lontano.