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Sonorità ambrate come il rum giamaicano

MONTY ALEXANDER ospite del Bologna Jazz all'Unipol Auditorium in trio con il contrabbassista Luke Sellick e il batterista Jason Brown

di Francesco Zingrillo
13 nov 2025

Il verbo del jazz di ALEXANDER risente delle origini giamaicane che ben si sposano con Chicago e New York dove cresce grazia a Sinatra guardando alla lezione di Davis e Count Basie. Monty è nato nel '44 (a Kingston, Giamaica) proprio nel giorno del D-Day a cui dedica disco e tournée. Timbro e tratteggio lo rendono distintivo e armonico tra i pianisti afro-americani anche rispetto al potente trio che lo accompagna. Nel tour un messaggio di pace nel ricordo della Seconda Guerra, tra storia e leggenda, dai suoi brani originali. La complicità artistica con altri due grandi del jazz (Sellik, “cupo e fine” e Brown, “estro puro”) è un'ulteriore atto di dialogo nelle “ballade”. Lui è rum giamaicano speciale sorseggiato ad Harlem spruzzato di ritmi sincopati e pizzicati. La sua impronta fusion evita la frettolosa confusione dell'improvvisazione azzardata a tre. Sonorità ambrate che rendono calde e policrome le “session” degli altri.






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