Quindici centesimi al litro in più sulla benzina, oltre 32 in più sul gasolio, e il tutto in sole due settimane: i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy rivelano la dimensione del caro carburanti dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran e la chiusura, in risposta, dello snodo petrolifero cruciale dello stretto di Hormuz, hanno portato a un aumento delle quotazioni del petrolio, ora fisse intorno ai 100 dollari al barile. E la crescita si è riflessa immediatamente sui prezzi ai distributori.
Le associazioni dei consumatori chiedono al governo italiano un intervento immediato sulle accise per calmierare i costi. Ma nell’attesa, di fronte alla prospettiva di un pieno sempre più salato, si cerca di andare a fare rifornimento dove conviene di più. E sul Titano si è tornata a vedere una scena familiare: tanti italiani che attraversano i confini per andare alle stazioni di servizio e fare il pieno alla propria auto. La convenienza, come raccontano gli stessi automobilisti, è tanta.
Il “pendolarismo” dei carburanti però potrebbe non durare troppo altro tempo: gli accordi bilaterali tra San Marino e Italia fanno presagire ulteriori aumenti anche sul Titano. E a riguardo il segretario alle Finanze Marco Gatti dichiara che “nei giorni scorsi il Congresso di Stato ha assunto l'indirizzo di predisporre un intervento mirato a contenere il repentino incremento dei prezzi del carburante”. Sono in corso, aggiunge il segretario, “le attività di quantificazione di impatto sul bilancio dello Stato per verificare le coperture e la definizione del provvedimento che vorremmo emettere al più presto”.