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Csdl e Ces: "Rafforzare il Made in Europe"

La Confederazione Europea dei Sindacati chiede un miglioramento dell'Industrial Accelerator Act per rilanciare il settore manifatturiero del vecchio continente

di Pierluigi Mandoi
14 set 2026

I ritardi nello stabilire una vera politica del ‘Made in Europe’ stanno danneggiando l’Unione Europea rispetto ai suoi principali concorrenti. È l’avvertimento della Confederazione Europea dei Sindacati, su cui la Csdl vuole porre l’attenzione anche a San Marino. Con l’Accordo di Associazione alle porte, infatti, scrive il sindacato guidato da Enzo Merlini, occorre che Governo e parti sociali prestino la massima attenzione alle politiche economiche e sociali messe in atto dagli organismi comunitari.

E la Ces, a cui la Csdl è affiliata, chiede un rafforzamento dell’Industrial Accelerator Act, la proposta legislativa della Commissione Europea per rilanciare il settore manifatturiero dell’Unione: la normativa per come è attualmente studiata porterebbe un beneficio di circa 150mila posti di lavoro, ma solo tra il 2019 e il 2023 nel vecchio continente ne sono stati persi 850mila. Necessario dunque ricalibrare gli incentivi per fare in modo che si applichino a più settori favorendo produzione, investimenti e occupazione europei. Questo non significa, scrive la Confederazione, diventare protezionisti o chiudersi al commercio internazionale, ma tutelare le proprie attività e i propri lavoratori, come d’altronde fanno Paesi come Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Indonesia.

Anche la Csdl sostiene un’Europa aperta agli scambi e investimenti internazionali, ma capace di chiedere reciprocità e difendere il lavoro. E la richiesta del sindacato è che San Marino, pur non facendo parte degli organismi dell’Unione Europea, possa e debba inserirsi in questo progetto con l’Accordo di Associazione, usando al meglio gli ambiti di consultazione previsti.





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