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Caccia, il WWF chiede alle Regioni lo stop a settembre per siccità e caldo estremo

L’associazione invoca il principio di precauzione e l’articolo 19 della legge 157 del 1992: fauna selvatica e biodiversità sarebbero già sotto forte pressione per incendi e deficit idrico

6 ago 2026
Foto: WWF
Foto: WWF

Il WWF Italia ha scritto a tutte le Regioni chiedendo di sospendere o limitare l’attività venatoria nel mese di settembre. Alla base dell’istanza ci sono le condizioni climatiche eccezionali che stanno interessando gran parte del Paese: temperature record, scarsità di precipitazioni, deficit idrico e incendi boschivi sempre più frequenti.

Secondo l’associazione, questi fenomeni stanno mettendo in forte difficoltà gli ecosistemi e la fauna selvatica proprio in una fase delicata del ciclo biologico di molte specie. Il WWF ritiene quindi contraddittorio adottare misure straordinarie per agricoltura, allevamenti e risorse idriche senza prevedere analoghi interventi a tutela degli animali selvatici.

"La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata dall’articolo 9 della Costituzione", sottolinea il WWF, secondo cui consentire il regolare svolgimento della caccia in una fase di caldo eccezionale, siccità persistente e incendi diffusi rischierebbe di aggravare ulteriormente una situazione già critica.

L’associazione richiama l’articolo 19 della legge 157 del 1992, che attribuisce alle Regioni il potere di vietare o ridurre la caccia in presenza di particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche. Un potere che, secondo il WWF, dovrebbe essere esercitato anche alla luce del principio di precauzione previsto dal diritto europeo.

Nelle istanze inviate alle amministrazioni regionali viene chiesta l’apertura immediata di istruttorie tecnico-scientifiche sugli effetti della crisi climatica sulle popolazioni faunistiche e, in attesa degli esiti, l’adozione di misure cautelative per settembre.

"Non è più possibile gestire l’attività venatoria come se ci trovassimo in condizioni ambientali ordinarie", conclude il WWF, ribadendo che la tutela della biodiversità deve prevalere su un’attività ricreativa quando esiste un rischio concreto per la sopravvivenza degli animali e la conservazione degli ecosistemi.





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