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Cesena sperimenta il voto online per l'elezione dei consigli di Quartiere

L’obiettivo è quello di favorire la partecipazione civica e contrastare l’astensionismo. Nel primo dei quattro giorni di votazione online hanno partecipato 1.700 persone.

di Andrea Mularoni
12 dic 2025
Il Sindaco di Cesena, Enzo Lattuca
Il Sindaco di Cesena, Enzo Lattuca

Una sperimentazione innovativa di voto digitale, una delle prime volte sul territorio italiano per quanto riguarda elezioni comunali, seppur valide solo per il rinnovo dei consigli di quartiere. Avverrà a Cesena: da martedì 9 dicembre e fino a sabato 13 i cittadini potranno votare online accedendo con SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE) attraverso la piattaforma istituzionale del Comune.

L’obiettivo è quello di favorire la partecipazione civica e contrastare l’astensionismo. Chi non voterà in modalità digitale potrà recarsi ai seggi domenica 14 dicembre, quando saranno attive le sedi fisiche classiche nei dodici quartieri cittadini. 

La città romagnola, che conta circa 96 mila abitanti e mantiene dodici quartieri come organi di consultazione territoriale, ha deciso di abbinare la novità tecnologica a un turno elettorale di competenza locale che non prevede un unico esponente di spicco come il sindaco, ma rinnova gli organismi decentrati. Ogni elettore può esprimere preferenze personali tra le liste in competizione, con la possibilità di includere anche i giovani a partire dai 16 anni. Nel primo dei quattro giorni di votazione online hanno partecipato 1.700 persone: il Comune spera di arrivare almeno a 10mila votanti. 

Negli ultimi anni diversi Paesi europei hanno sperimentato il voto online, con risultati e modelli molto differenti. L’esempio più noto è quello dell’Estonia, pioniera dell’e-voting dal 2005 e tuttora l’unico Stato dell’Unione Europea ad adottarlo stabilmente per tutte le consultazioni nazionali. A seguire, anche Lettonia, Lituania, Norvegia e Svizzera hanno condotto test parziali o temporanei, poi interrotti o limitati per ragioni tecniche o politiche. In Italia, invece, le sperimentazioni sono rimaste circoscritte a progetti locali o consultazioni interne, come le primarie di partito, alcuni processi come il Bilancio Partecipativo a Bologna e più recentemente test promossi da amministrazioni comunali e regionali. L’adozione strutturale del voto online non è ancora prevista, ma l’interesse istituzionale cresce, soprattutto dove l’obiettivo è rendere più semplice il coinvolgimento dei cittadini e in virtù delle percentuali di partecipazione al voto, ormai costantemente in calo in tutto lo stivale.







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