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Commercio in crisi a Rimini. Confcommercio attacca il bus per Le Befane

Dal 2012 perse 345 attività nel Comune e 668 in provincia. Zanzini: “Il commercio di vicinato rappresenta non soltanto occupazione, ma anche servizi, sicurezza e vita nei nostri quartieri”

13 set 2026

Dal 2012 al 2025 il territorio riminese ha perso 1.013 attività del commercio al dettaglio, di cui 345 nel Comune di Rimini e 668 nel resto della provincia. A lanciare l'allarme è Confcommercio Rimini, che critica anche la scelta di Start Romagna di prevedere nuove corse giornaliere verso il centro commerciale Le Befane. “Questi numeri dovrebbero essere al centro delle politiche sulla mobilità e sul commercio”, afferma il presidente provinciale di Confcommercio, Gianni Zanzini, ricordando che nel Comune di Rimini la riduzione delle attività è stata del 14,1% e a livello provinciale del 12,4%.

Nel mirino dell'associazione c'è il nuovo collegamento con Le Befane che, secondo i dati riportati da Confcommercio, ha registrato 155 milioni di visite in vent'anni. “Non comprendiamo la scelta di destinare nuove corse di autobus a un grande centro commerciale mentre l'entroterra chiede collegamenti, le frazioni chiedono servizi migliori e troppe fermate sono ancora prive di pensiline dignitose”, sostiene Zanzini.

Confcommercio pone inoltre il tema della concorrenza tra grandi poli commerciali e commercio di prossimità, sottolineando le maggiori difficoltà di accesso al centro cittadino tra Ztl, varchi elettronici e parcheggi a pagamento. “Le Befane hanno 3.500 parcheggi gratuiti, oltre 21 mila visite al giorno e danno lavoro a circa 1.200 persone. Bene. Ma allora chiediamo anche quanti lavoratori abbiamo perso nelle 1.013 attività del commercio al dettaglio che hanno chiuso”, aggiunge Zanzini.

Per il presidente provinciale di Confcommercio il commercio di vicinato rappresenta non soltanto occupazione, ma anche “servizi, sicurezza e vita nei nostri quartieri”. “Non si può rendere il centro sempre più difficile e costoso da raggiungere e poi meravigliarsi se i negozi chiudono”, conclude Zanzini. “Le città muoiono una serranda alla volta. E quando ce ne accorgiamo, spesso è già troppo tardi”.





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