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Crisi del commercio, Pesaro-Urbino maglia nera in Italia: in un anno artigiani giù dell’8,3%

Tra le aree più colpite dalla desertificazione le Marche, l'Umbria e l'Emilia Romagna. Le associazioni di categoria chiedono sgravi e sostegni alla politica

16 ago 2026
Crisi del commercio, Pesaro-Urbino maglia nera in Italia: in un anno artigiani giù dell’8,3%

La crisi del commercio di prossimità e dell’artigianato continua a lasciare il segno sui territori. E tra le province italiane, Pesaro-Urbino è quella che nel 2025 ha registrato il calo percentuale più pesante del numero di imprenditori artigiani rispetto all’anno precedente: -8,3%. Un dato che colloca il territorio marchigiano al primo posto nazionale per contrazione, davanti a Mantova (-7,9%) e Bologna (-7,5%).

Il quadro emerge dai dati dell’Ufficio studi della Cgia, l’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, che descrive una tendenza ormai strutturale: sempre più botteghe e attività artigiane abbassano definitivamente le serrande, soprattutto nei centri urbani, dove la presenza dei piccoli esercizi rischia progressivamente di rarefarsi. Il fenomeno viene da lontano. Dopo il picco raggiunto nel 2008, quando in Italia si contavano quasi 1,5 milioni di attività artigiane e botteghe, il numero complessivo ha iniziato a diminuire in modo costante.

Nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive erano scese a circa 1,22 milioni. Ancora più evidente è la contrazione del numero degli artigiani. Nel 2015 erano circa 1,7 milioni, mentre nel 2025 il totale si è ridotto a quasi 1,3 milioni, con una flessione del 25,1% in dieci anni.

Per Pesaro-Urbino il dato annuale assume un peso particolare perché si inserisce in una dinamica già molto difficile per le Marche. Nell’ultimo decennio, infatti, proprio la regione marchigiana ha registrato la riduzione più consistente in Italia del numero di imprenditori artigiani, con un calo del 31,3%. Seguono Umbria (-29,3%), Emilia-Romagna (-28,7%) e Piemonte (-28,4%). Il Mezzogiorno ha invece subito perdite più contenute, pari complessivamente al 20,2%.

Alla base della crisi ci sono più fattori. Il primo è la crescente concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, che negli ultimi anni ha modificato profondamente il modo di acquistare. I consumatori tendono a fare meno acquisti frequenti e a concentrare maggiormente la spesa, penalizzando gli esercizi di vicinato e le attività che vivono soprattutto di clientela locale. A pesare sono poi i costi fissi. Affitti commerciali, bollette, tasse locali e contributi incidono proporzionalmente molto di più sui bilanci di una piccola impresa rispetto a quelli di una grande catena o di un operatore strutturato.

C’è inoltre un problema legato alla trasformazione stessa delle città. La progressiva scomparsa o delocalizzazione di scuole, uffici e servizi pubblici riduce il passaggio di persone e rende meno vitali le strade commerciali. Quando diminuisce il flusso quotidiano di residenti, lavoratori e studenti, per una bottega diventa più difficile sostenere i costi e mantenere un livello sufficiente di incassi.

Le associazioni di categoria chiedono perciò interventi rapidi. Confesercenti, che proprio nelle Marche ha avviato nelle scorse settimane la raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare contro la desertificazione commerciale, punta sull’istituzione di Zone economiche speciali di prossimità (ZesPro), con agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative, sostegni finanziari e misure per favorire apertura e permanenza dei negozi di vicinato.

Sul fronte dell’artigianato, CNA, Confartigianato e Casartigiani sollecitano invece politiche strutturali per ridurre il peso dei costi energetici, migliorare l’accesso al credito e rafforzare la competitività delle micro e piccole imprese, indicando proprio credito, energia e debolezza della domanda interna tra i principali ostacoli alla tenuta del settore.

Per territori come Pesaro-Urbino, dove la contrazione degli artigiani è stata particolarmente forte, la richiesta è dunque quella di affiancare agli incentivi economici una vera politica di rigenerazione dei centri urbani, capace di riportare servizi, flussi di persone e attività nelle strade commerciali: una condizione considerata decisiva per evitare che alla chiusura delle imprese segua un progressivo impoverimento economico e sociale delle città.






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