In Emilia-Romagna gli over 65 rappresentano ormai quasi il 25% della popolazione e oltre 336mila anziani vivono da soli. Un quadro che mette sotto pressione il sistema sanitario territoriale e rafforza il ruolo del medico di famiglia come punto di riferimento non solo sanitario, ma anche sociale. Di questi temi si discuterà a Bologna il 10 e l’11 aprile, in occasione del congresso regionale della Simg, la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, che riunirà circa 400 medici.
“Il medico di famiglia diventa spesso l’unico punto di riferimento per chi vive da solo”, spiega all'ANSA Marco Cupardo, segretario Simg Emilia-Romagna e presidente del congresso. “È sempre più chiamato non solo a curare, ma anche a intercettare bisogni legati a fragilità, solitudine e condizioni di vita, in un’ottica di assistenza globale e continuativa”.
Tra le principali criticità emerge il problema del ricambio generazionale: molti medici sono andati in pensione e le nuove leve non bastano a coprire i vuoti. A pesare è anche la burocrazia, che riduce il tempo da dedicare ai pazienti. Al centro del confronto anche le Case della Comunità finanziate dal Pnrr. “Spesso esistono più sulla carta che nella realtà”, sottolinea Cupardo, chiedendo un maggiore coinvolgimento dei medici di base anche nelle scelte organizzative.
Sulla stessa linea Alessandro Rossi, presidente nazionale Simg: “Senza una visione unitaria e innovativa, la medicina generale rischia di non avere futuro. Siamo schiacciati da carichi di lavoro spesso legati a compiti impropri, mentre chiediamo che le istituzioni ascoltino le nostre esigenze”.Il congresso affronterà diversi temi clinici, dalla prevenzione cardiovascolare al diabete, dall’obesità alle malattie respiratorie, fino all’utilizzo della intelligenza artificiale nelle cure primarie.