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Italia in Board of Peace, domani riferisce il ministro Tajani

Dubbi di incostituzionalità sull'idea di prendere parte al club a pagamento di Donald Trump

di Francesca Biliotti
16 feb 2026

Sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani, domani, a spiegare al Parlamento perché e con quale prospettiva l'Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace per Gaza, il club a pagamento voluto da Donald Trump al quale la presidente del Consiglio Meloni in un primo momento aveva detto di non poter partecipare, poiché in contrasto con l'articolo 11 della Costituzione, che riconosce solo a organizzazioni internazionali come Onu e Ue limitazioni di sovranità, quando si tratta di promuovere pace e giustizia. L'escamotage annunciato da Meloni però, è quello di andare al meeting in qualità di osservatore, in modo da evitare di indispettire la Casa Bianca. Naturalmente le opposizioni contestano la scelta.

“Mi domando fino a che punto Meloni voglia umiliare la tradizione diplomatica di questo Paese – si chiede Elly Schlein, segretaria Pd – Quello che sta facendo aggira la Costituzione, che dice che l'Italia non può partecipare a organismi sovranazionali non in condizioni di parità”. Fratoianni, Avs, diffida il governo “dal portare l'Italia in un luogo che nulla ha a che vedere con la pace, un comitato d'affari e di speculazione immobiliare su Gaza mentre Israele viola la tregua e continua con la pulizia etnica e l'apartheid”. Per Carlo Calenda, “è una congrega di dittatori, affaristi e approfittatori guidato a vita da Trump, che ha presentato un progetto delirante di sviluppo immobiliare stile Palm Beach, sulle macerie di Gaza”.

Per Maurizio Lupi, Noi Moderati, sono polemiche pretestuose. “Partecipare come osservatori – rileva – non pone problemi costituzionali, tiene aperto un canale di dialogo, anche europeo, con gli Stati Uniti, rafforza il ruolo dell'Italia sullo scenario internazionale, e soprattutto può essere utile per accelerare il processo di pace in Medio Oriente”. C'è sempre la riforma della giustizia e il referendum a infiammare il dibattito, questa volta è il ministro Nordio ad alzare il livello, attaccando i membri togati del Consiglio superiore della magistratura, organismo tra l'altro presieduto dal presidente della Repubblica, nel quale, secondo Nordio, “le correnti della magistratura avrebbero creato un sistema paramafioso”. Per le opposizioni parole irresponsabili, che portano il confronto sul referendum a livello di scontro istituzionale, fino a offendere i magistrati, molti dei quali sono invece stati uccisi dalle mafie.





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