La stagione estiva non è ancora iniziata, ma a Rimini c’è già un’assenza che potrebbe farsi sentire: quella della Publiphono, la storica “voce della spiaggia”. La società che gestisce il servizio ha infatti lanciato un allarme chiaro: non è più in grado di garantirne il funzionamento. Alla base della crisi c’è un contenzioso sui canoni richiesti per l’utilizzo delle strutture in spiaggia, tra cui altoparlanti, pali, cavi e plance pubblicitarie considerati troppo elevati e oggetto di una lunga disputa con il Comune e l’Agenzia del Demanio. Fino al 2020, la società che gestiva il servizio, pagava circa 3.300 euro l’anno. Dal 2020 il canone è decuplicato.
Il rischio, concreto, è che già dalla prossima estate gli altoparlanti che per decenni hanno scandito le giornate dei bagnanti — tra pubblicità, annunci e soprattutto segnalazioni di persone smarrite — possano restare spenti. E non si tratta solo di nostalgia. Publiphono non è soltanto un servizio commerciale: negli anni è diventato anche uno strumento di utilità pubblica, fondamentale per ritrovare bambini o persone in difficoltà sulla spiaggia.
Di fronte allo stallo, a mobilitarsi è il mondo dei bagnini. La cooperativa di categoria ha avanzato una proposta per prendere in gestione il servizio almeno fino al 2027, tentando di evitare un vuoto proprio nel momento di massima affluenza turistica. La partita resta aperta, ma il tempo stringe.