Dopo settimane di dibattito e polemiche, la Lega ha deciso di ritirare il divieto di educazione affettiva nelle scuole medie, che era stato introdotto con un emendamento al ddl Valditara, e che aveva suscitato forti reazioni da parte delle opposizioni e delle associazioni che si occupano di educazione. L'emendamento presentato lunedì modifica la versione precedente del provvedimento, riportando la proposta alla sua versione iniziale, che vieta l'educazione affettiva solo nelle scuole dell'infanzia e nelle elementari. Ora, dunque, sarà possibile insegnare l’educazione affettiva anche nelle scuole secondarie di primo grado, ma solo a condizione che i genitori firmino un consenso informato, previo accesso ai contenuti didattici e al materiale utilizzato.
La Lega aveva introdotto il divieto nelle scuole medie con un primo emendamento approvato dalla Commissione Cultura della Camera, ma il passo indietro è arrivato dopo le forti critiche ricevute sia dalle forze politiche di centrosinistra che da numerosi esperti. Il deputato Rossano Sasso, relatore del ddl, ha minimizzato le polemiche, parlando di “strumentalizzazioni” politiche. Ha infatti sottolineato che non si intendeva vietare l’insegnamento dei temi legati all'affetto e al rispetto, ma solo evitare corsi considerati dalla destra come veicoli dell’“ideologia gender”.
Il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, ha difeso il ddl, dichiarando che “l’educazione sessuale continuerà a essere insegnata nelle nostre scuole a tutti i livelli” e sottolineando che il provvedimento è in linea con i risultati positivi già raggiunti nelle scuole superiori. Tuttavia, l'opposizione ha bollato la proposta come “oscurantista” e “ideologica”. Secondo Elisabetta Piccolotti (Avs), il ddl è stato scritto “senza parlare con gli studenti”, mentre Irene Manzi (responsabile nazionale scuola del Pd) ha criticato la mancanza di un dialogo con il corpo docente e le realtà scolastiche. "L'ulteriore consenso informato rappresenta un atto di sfiducia verso gli insegnanti. E crea, cosa ancor più grave, una disparità tra studenti: non tutte le famiglie sono ugualmente pronte a dare il loro assenso", ha affermato ancora Manzi. In questo modo, argomenta, "lo Stato penalizza ed esclude proprio quei ragazzi e quelle ragazze che provengono da famiglie e contesti che più avrebbero bisogno di accedere al confronto mentre aumentano le malattie sessualmente trasmissibili, le violenze di genere, il bullismo e il cyberbullismo. Il governo vuole una scuola à la carte". E ancora, la destra "insiste da dieci anni sull'ideologia gender: una costruzione che non esiste e serve solo a creare un clima di paura, terrore e discriminazione, prendendo di mira la comunità Lgbtq+".
A fianco del governo, movimenti pro-famiglia come Pro Vita & Famiglia hanno raccolto 50.000 firme per chiedere l'approvazione rapida del ddl, sostenendo che la proposta garantisca una “norma liberale e democratica”. Al contrario, la Fondazione Una Nessuna Centomila, che da anni promuove un'educazione sessuo-affettiva inclusiva, ha chiesto l'introduzione di un’educazione sessuale sistematica nelle scuole, in linea con gli standard internazionali stabiliti da Unesco e OMS.
Il ddl Valditara è ora in fase di esame alla Camera e potrebbe essere votato entro la fine della settimana, prima di passare al Senato per l’approvazione definitiva.