“L'Europa ha cambiato il proprio piano per l'auto, in realtà, abbandonando il dogma delle zero emissioni allo scarico, che avrebbe voluto dire che solo due possibili tecnologie erano ammesse: il pienamente elettrico e l'idrogeno. In realtà, è passato a emissioni che devono calare del 90%. Vuol dire che un 10% di emissioni saranno ammesse, in teoria, con tutte le tecnologie possibili. Ma questo cosa vuol dire in pratica? Passare al 10% di emissioni, se noi consideriamo che le auto ibride più performanti hanno emettono tra il 20 e il 25%, vuol dire che il parco auto in futuro dovrà essere per più della metà elettrico e per meno della metà ibrido iper-performante. Quindi, l'auto elettrica è ancora in piedi, cioè non è cambiata; rimangono tutti i temi e le problematiche: non abbiamo un'infrastruttura di ricarica adeguata; i consumatori europei comunque al momento non hanno appetito per tutte queste auto elettriche; non abbiamo un sistema di produzione delle batterie adeguato in Europa, per il momento, e comunque siamo dipendenti dal litio, dalla Cina.
Questo per dire che quello dell'Europa è sicuramente un passo nella direzione giusta, cioè che abbandona se vogliamo un dogma ideologico, ma probabilmente non risolve il problema e rischia di continuare l'agonia del mercato automobilistico, della produzione di automobili in Europa. E su queste basi, anche da recente dichiarazioni degli amministratori delegati, non sembra che sulla base di questo piano comunque i costruttori di auto abbiano deciso di reinvestire significativamente in Europa. Quindi, un passo nella direzione giusta ma che probabilmente non risolve il problema della industrializzazione o de-industrializzazione europea”.