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Scomparsa Riccardo Branchini, la madre scrive a Mattarella: "Mi aiuti a trovare la verità su mio figlio"

Federica Pambianchi rinnova il suo appello alle istituzioni chiedendo lo svuotamento della diga del Furlo per completare le ricerche del 19enne scomparso nell'ottobre 2024

11 lug 2026
Scomparsa Riccardo Branchini, la madre scrive a Mattarella: "Mi aiuti a trovare la verità su mio figlio"

Un nuovo appello alle più alte istituzioni dello Stato per ottenere una risposta sulla sorte di Riccardo Branchini, il 19enne scomparso nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2024 nei pressi della diga del Furlo. Dopo aver scritto nelle scorse settimane alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la madre del ragazzo, Federica Pambianchi, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo il suo intervento affinché vengano valutate con urgenza tutte le iniziative utili a completare le ricerche.

Nella lettera, la donna ripercorre i quasi ventuno mesi trascorsi dalla scomparsa del figlio. Ricorda che l'auto di Riccardo fu ritrovata alla diga del Furlo con all'interno tutti i suoi effetti personali, mentre del giovane non è mai stata trovata alcuna traccia. La Procura ha aperto un'indagine per istigazione al suicidio, oggi vicina alla conclusione, ma la madre continua a chiedere che non venga lasciata nulla di intentato.

Al centro dell'appello resta la richiesta di svuotare la diga del Furlo, così da consentire una verifica completa dell'invaso. Pambianchi ricorda che la Regione Marche aveva predisposto un progetto, poi ostacolato da osservazioni legate alla tutela della fauna ittica e ai possibili effetti sull'ecosistema.

La donna sostiene però che l'area presenti già da tempo una situazione di evidente degrado, con accumuli di tronchi, detriti e rifiuti, oltre a materiali rimasti dopo l'alluvione del 2022. Per questo afferma di non comprendere come il principale motivo di opposizione possa essere la tutela dei pesci, quando il sito sarebbe interessato da anni dalla presenza di rifiuti e materiali che avrebbero richiesto interventi di bonifica.

Ricorda che un recente ritrovamento ha rafforzato la richiesta di nuove verifiche. Qualche settimana fa, durante una delle ricerche svolte personalmente lungo il fiume, Federica Pambianchi ha trovato un paio di boxer che potrebbero appartenere al figlio. L'indumento è stato consegnato alla Procura, che procederà con gli accertamenti del Dna.

Nel rivolgersi al Capo dello Stato, la madre precisa di essere consapevole del ruolo del Presidente della Repubblica e di non chiedere un intervento sulla magistratura, ma che venga richiamata l'attenzione delle istituzioni competenti affinché sia valutata ogni soluzione possibile prima che il trascorrere del tempo renda ancora più difficile arrivare a una risposta.

"Non Le chiedo un privilegio. Non Le chiedo un favore. Le chiedo soltanto di aiutarmi a fare in modo che venga fatto tutto ciò che è umanamente e concretamente possibile", scrive la donna, ribadendo di voler conoscere la verità sul destino del figlio e poter finalmente porre fine a un'attesa che dura da quasi ventuno mesi.

La lettera integrale di Federica Panbianchi

"Al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella

Signor Presidente, mi chiamo Federica Pambianchi e Le scrivo con il massimo rispetto, ma soprattutto con il cuore di una madre che da quasi ventuno mesi vive un dolore che nessuna parola riuscirà mai a descrivere. Il 13 ottobre 2024 è scomparso mio figlio, Riccardo Branchini. Da quel giorno la mia vita si è fermata. L'automobile di Riccardo è stata ritrovata presso la Diga del Furlo con tutti i suoi effetti personali all'interno: portafoglio, documenti, denaro, chiavi, scarpe, zaino e vestiti. C'era tutto. Tutto, tranne lui. Per dieci giorni sono state effettuate ricerche senza sosta. La Procura della Repubblica ha aperto un'indagine per istigazione al suicidio, svolgendo tutti gli accertamenti ritenuti necessari. Oggi quel procedimento è prossimo alla conclusione, ma io continuo a non sapere dove sia mio figlio. Non so se sia vivo. Non so se sia morto. Non so dove cercarlo. Non so dove portargli un fiore. Una madre dovrebbe sapere dov'è suo figlio. Dovrebbe poterlo abbracciare oppure, se il destino è stato crudele, avere almeno un luogo dove piangerlo. Io non ho nulla di tutto questo. Da quasi ventuno mesi vivo sospesa tra la speranza e la disperazione. Ogni giorno torno nei luoghi della sua scomparsa. Lo cerco con i volontari, con la mia famiglia e, molto spesso, completamente sola. Cammino lungo il fiume, tra rovi, pietre e vegetazione, affrontando sentieri difficili e zone impervie.

Ci sono però luoghi che non posso raggiungere senza un intervento organizzato. Eppure continuo a cercarlo. Perché una madre non può smettere di cercare suo figlio. Signor Presidente, è proprio per questo che mi rivolgo a Lei. Nelle scorse settimane ho scritto anche al Presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni, confidando nella sensibilità delle istituzioni e nella speranza che il mio appello potesse essere ascoltato. A oggi, tuttavia, non ho ancora ricevuto un riscontro. Per questo, con il massimo rispetto per il Suo ruolo e per quello di tutte le istituzioni coinvolte, ho trovato il coraggio di rivolgermi a Lei, nella speranza che la Sua autorevole attenzione possa contribuire a far sì che venga valutata con la massima urgenza ogni possibile iniziativa utile a completare le ricerche di mio figlio. Da quasi ventuno mesi chiedo che venga effettuato lo svuotamento della Diga del Furlo affinché l'invaso possa essere controllato in modo completo e non resti alcun dubbio. La Regione Marche aveva predisposto un progetto per consentire queste ricerche. Successivamente, però, sono state presentate opposizioni motivate dalla tutela della fauna ittica e dal rischio di morìa dei pesci, proponendo una diversa modalità di abbassamento graduale del livello dell'acqua. Comprendo il valore della tutela dell'ambiente e il rispetto che si deve alla natura. Ma ciò che vedo ogni volta che mi reco sul posto rende questa situazione molto difficile da comprendere.

La valle della diga e il corso del fiume versano in uno stato di evidente degrado. Sono presenti enormi accumuli di rami e tronchi trascinati dalle piene, intrecciati gli uni agli altri e mescolati a rifiuti di ogni genere. Ho ricevuto fotografie che documentano la presenza di grandi tubazioni già da almeno due anni prima della scomparsa di mio figlio. Si tratta di materiali rimasti sul posto dopo l'alluvione che colpì Cantiano nel 2022 e che, ancora oggi, non sono stati rimossi. Situazioni analoghe sarebbero presenti anche in altre dighe del territorio. Lungo il fiume si trovano inoltre tavoli, sedie, mobili, materassi, frigoriferi, tubi di plastica, vestiti e numerosi altri rifiuti. Mi domando se parte di tutto questo materiale non si trovi anche sul fondo del fiume o all'interno dell'invaso. Per questo faccio fatica a comprendere come il principale motivo di opposizione allo svuotamento possa essere la tutela della fauna ittica e il rischio di morìa dei pesci, quando quello stesso ambiente appare da anni interessato dalla presenza di detriti e rifiuti che avrebbero meritato interventi di rimozione. Mi risulta inoltre che la diga non venga completamente svuotata e sottoposta a una pulizia approfondita dal 1981. Sono trascorsi più di quarantacinque anni. Nel frattempo il tempo continua a passare. Ed è proprio il tempo ciò che più mi spaventa. Con il trascorrere dei mesi aumenta il timore che, qualora Riccardo fosse nell'invaso, la decomposizione e i processi naturali possano rendere sempre più difficile, se non impossibile, ritrovare ciò che resta di lui.

Ogni giorno che passa potrebbe allontanare la possibilità di dare una risposta a una madre che attende da quasi ventuno mesi. Per questo motivo ho presentato nuovamente alla Regione Marche una richiesta affinché lo svuotamento possa essere programmato nel mese di settembre, quando saranno superate le criticità legate alla siccità estiva. Qualche settimana fa, durante una delle mie ricerche, ho trovato lungo il fiume un paio di boxer che potrebbero appartenere a Riccardo. Li ho immediatamente consegnati alla Procura della Repubblica, che procederà con gli accertamenti del DNA. Non so quale sarà l'esito di quelle analisi. So soltanto che questo ritrovamento rafforza ancora di più la necessità di verificare quel luogo fino in fondo, senza lasciare nulla di intentato. Signor Presidente, sono pienamente consapevole del Suo ruolo e so che non può sostituirsi alla magistratura o agli enti competenti. Ma Lei rappresenta l'unità della nostra Repubblica ed è il garante dei valori fondamentali su cui essa si fonda. Per questo Le chiedo, con tutta la forza che una madre può trovare nel proprio dolore, di rivolgere la Sua attenzione a questa vicenda, affinché tutte le istituzioni coinvolte possano valutare con la massima urgenza ogni soluzione utile a consentire lo svuotamento della diga e il completamento delle ricerche. Non Le chiedo un privilegio. Non Le chiedo un favore. Le chiedo soltanto di aiutarmi a fare in modo che venga fatto tutto ciò che è umanamente e concretamente possibile prima che il tempo cancelli definitivamente ogni possibilità di restituire una risposta. Io non desidero altro che conoscere la verità. Poter riportare Riccardo a casa. Oppure sapere, con certezza, che non è lì. Ma non posso continuare a vivere per sempre nel dubbio.

Signor Presidente, Lei ha sempre dimostrato, nel corso del Suo mandato, una profonda vicinanza alle persone che soffrono e un'attenzione sincera verso chi vive situazioni di grande dolore. È a quella sensibilità che oggi affido il mio appello. La prego, Signor Presidente, mi aiuti. Mi aiuti affinché questa ricerca venga portata fino in fondo. Perché nessuna madre dovrebbe attendere quasi due anni senza sapere dove si trova suo figlio.

Con profondo rispetto, Federica Pambianchi"



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