La crisi delle vongole nell’Adriatico centro-settentrionale non accenna a fermarsi. Come riferisce il Corriere Romagna, la produzione di “poverazze” nel 2025 è stata la più bassa degli ultimi due decenni, con effetti drammatici per l’economia della piccola pesca tra Cesenatico e Goro. I banchi sotto costa, un tempo ricchi, oggi sono quasi scomparsi: una rarefazione che riguarda l’intero tratto tra Zadina e il Po e che coinvolge le 18 imbarcazioni del consorzio Cogemo di Ravenna.
Le morie, ormai cicliche, si ripresentano puntuali a fine estate e in autunno, quando la carenza di ossigeno in acqua soffoca i molluschi. E anche quando le condizioni marine sono favorevoli, le vongole Chamelea gallina non riescono a raggiungere la misura minima consentita di 22 millimetri. Sotto quella soglia non possono essere pescate né commercializzate, alimentando una crisi senza sbocchi.
Il presidente del Cogemo ravennate, Manuel Guidotti, ha descritto una situazione definita "la peggiore degli ultimi vent’anni". Al quotidiano ha spiegato che la pesca effettiva si è limitata a tre mesi estivi, mentre al rientro in mare a settembre "la moria è esplosa come una bomba ecologica, lasciando sul fondale solo gusci vuoti". La perdita stimata è del 70% del comparto di Ravenna, un danno che si ripete ogni anno. Le relazioni scientifiche arrivate in Regione confermano la “criticità cronica”: i banchi non hanno più il tempo di riformarsi.
Le prospettive non sono migliori: i monitoraggi più recenti mostrano solo "poche e minuscole vongole", destinate a scomparire alla prima ondata di acqua “cattiva”.
La crisi arriva dopo la grande ecatombe di inizio settembre, quando i pescatori rientrarono in porto trovando l’intera popolazione di vongole morta, probabilmente a causa dell’enorme quantità di acqua dolce riversata in mare. Un disastro che ha colpito tutto l’Adriatico, con morie analoghe anche a Goro.