Oltre al cambiamento climatico, il mondo si troverà a fare i conti, nei prossimi mesi, con gli effetti di El Niño, fenomeno climatico che porta a un surriscaldamento delle correnti del Pacifico, con effetti imprevedibili sugli equilibri meteorologici globali. Tra le possibili conseguenze: alluvioni nel continente americano e siccità in Asia e Oceania. In Europa gli effetti saranno probabilmente più lievi, ma gli osservatori restano in allerta e aumenta la preoccupazione per il futuro.
Per quanto riguarda il nostro territorio, "non è il caso di allarmarsi - spiega Alessandro Giannì di Greenpeace Italia - ma neanche il caso di ignorare quello che sta capitando". "È possibile - prosegue - che dopo questa lunghissima estate calda ci possa essere un altro periodo con temperature anomale, con fenomeni meteorologici estremi".
Non molti anni fa le manifestazioni per il clima, a livello internazionale. Ora, però, l'attenzione sembra diminuita. Chi deve fare il primo passo - abbiamo chiesto a Giannì - le persone oppure i governi? "La prima cosa che devono fare i cittadini - risponde l'attivista - è pretendere dai governi di essere tutelati rispetto alle esigenze delle aziende che vogliono solo fare soldi. I governi dovrebbero pensare oltre al dato puramente economico, quindi ragionare in prospettiva".
"È molto evidente - prosegue - come tutto quello che stiamo subendo stia facendo danni e abbia dei costi, quindi c'è un problema pratico ed economico. Questi soldi sono stati intascati dalle aziende petrolifere. O cominciamo a tassare i profitti di questi signori che hanno deciso consapevolmente, circa 50 anni fa, di continuare a bruciare combustibili fossili e, quindi, sono responsabili di quello che succede, oppure non avremo i soldi per mettere al sicuro le popolazioni in estremo pericolo nei prossimi decenni. Quindi cominciamo da lì. Cominciamo a fare giustizia climatica".
Nel servizio l'intervista ad Alessandro Giannì di Greenpeace Italia