Continui i cambi di postura di Trump. Paradigmatico il caso della crisi ucraina; con il leader del Paese aggredito nuovamente sotto battuta. Penso che Kiev “sia meno pronta a fare un accordo”, ha dichiarato l'inquilino della Casa Bianca; facendo esplicitamente il nome di Zelensky. Prevedibili, a quel punto, i feedback di Mosca. “Possiamo essere d'accordo su questo. È proprio così”, ha commentato a stretto giro il portavoce del Cremlino. Non fosse però per la continua pressione esercitata non solo sul campo di battaglia, anche sulle infrastrutture critiche. Report di un nuovo strike sul porto di Chornomorsk; da dove giorni fa era salpata una nave battente bandiera sammarinese, colpita poi da un drone. Danneggiata questa volta un'imbarcazione maltese, con conseguenti perdite di petrolio. Non è l'unico dossier – quello ucraino – dove si registrano crescenti distanze fra le due sponde dell'Atlantico. Evidentemente non una boutade le mire di Washington sulla Groenlandia; i Paesi del Vecchio Continente paiono ormai consapevoli di questo, mostrando una certa assertività. Militari francesi sono già arrivati nell'isola artica. Apertura – all'ipotesi di una missione europea a Nuuk – anche da Spagna, Svezia e Germania. Mosca dal canto suo biasima quella che definisce una “militarizzazione accelerata del Nord”. A caldeggiare invece la via diplomatica il Primo Ministro groenlandese.
Nel frattempo proseguono le esternazioni di Trump; specie sulla vicenda iraniana. Prima le minacce di un intervento diretto contro la teocrazia; poi implicite aperture al dialogo. Siamo stati informati – ha detto - che le uccisioni stanno cessando, e non c'è alcun piano per le esecuzioni. Più esplicito il commento di fonti diplomatiche iraniane; sostengono come il Presidente statunitense abbia informato ieri l'Iran di non avere alcuna intenzione di attaccare il Paese. E non pare un caso la riapertura dello spazio aereo, da parte dei vertici della Repubblica Islamica; colpiti comunque da nuove sanzioni da parte del dipartimento del Tesoro americano. In ottica “aperturista” le ultime dichiarazioni del Ministro degli Esteri iraniano. “Oggi o domani non ci saranno impiccagioni”, ha annunciato. Ma complici anche il blackout internet, la propaganda interna, e i tentativi di destabilizzazione da parte di potenze straniere, è difficile avere un'idea chiara di ciò che sta accadendo nelle strade, del grado di violenza degli scontri, e del numero delle vittime. Ieri si era parlato di una attenuazione delle proteste, dopo giorni di aspra repressione.