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Iran e Usa, nuovo stop agli attacchi reciproci: martedì possibile incontro a Doha

Teheran però smentisce: "Non previsti colloqui diretti nei prossimi giorni". Instabile anche il fronte libanese, proseguono gli attacchi di Israele contro Hezbollah

di Pierluigi Mandoi
29 giu 2026

Dopo un fine settimana di tensione, attacchi reciproci e minacce, Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo per sospendere le ostilità e tenere un incontro martedì a Doha per discutere della crisi nello Stretto di Hormuz e proseguire le trattative su una soluzione definitiva del conflitto. Teheran ha però smentito che siano previsti colloqui diretti con Washington nei prossimi giorni, mentre ha avviato trattative con l’Oman per la futura gestione dello snodo marittimo.

Il cessate il fuoco tra le forze americane e la Repubblica Islamica, firmato solo undici giorni fa, ha mostrato tutta la sua fragilità con l’ultima escalation, iniziata giovedì quando i Pasdaran hanno colpito una portacontainer che stava attraversando lo Stretto lungo una rotta non autorizzata e proseguita con uno scambio di raid su obiettivi militari. Il ministro degli esteri di Teheran, Abbas Araghchi, aveva dichiarato che Hormuz, la cui riapertura al traffico commerciale era prevista nell’intesa del 18 giugno, sarebbe rimasto per un mese sotto il controllo totale iraniano. E da parte sua il presidente americano Trump aveva minacciato di “completare militarmente il lavoro” e distruggere il regime. Le rinnovate tensioni hanno scosso i mercati finanziari globali facendo risalire in modo significativo i prezzi sia del gas che del petrolio.

Rimane instabile anche il fronte libanese nonostante l’accordo quadro di venerdì finalizzato a raggiungere una “pace duratura” con Israele. Anche questa notte, tra domenica e lunedì, l’esercito dello Stato ebraico ha attaccato strutture di Hezbollah nel sud del Paese. Le milizie sciite, che si sono opposte all’intesa firmata a Washington, hanno accusato le forze israeliane di una “flagrante violazione” del cessate il fuoco, riservandosi il diritto di “difendere la patria”.





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