Rischio pena di morte, a quanto pare, per chi scende in piazza contro la teocrazia. Il warning dal procuratore generale della Repubblica Islamica. Per chi danneggia la proprietà e mina la sicurezza - e per coloro che aiutano quelli che vengono definiti “rivoltosi e terroristi” - l'accusa prospettata sarebbe quella di essere “nemici di Dio”. Che la situazione stia sfuggendo di mano, alle autorità, parrebbe essere implicitamente dimostrato, poi, dalle dichiarazioni di Ali Khamenei, tornato a farsi sentire dopo settimane di silenzio.
La Repubblica Islamica – ha tuonato - “non cederà di fronte ai sabotatori”. Dito puntato – anche dal ministro degli Esteri – contro i nemici di sempre: Israele e Stati Uniti, accusati di fomentare la rivolta. Posto l'accento allora su riferite uccisioni di agenti di polizia; mostrate inoltre dalla TV di Stato manifestazioni a sostegno del governo. Guerra di propaganda, in queste ore; cui si sommano probabili tentativi di destabilizzazione da parte di potenze rivali. Difficile insomma avere un quadro reale di ciò che sta accadendo nel Paese, visto anche il blocco quasi totale delle connessioni internet.
Di certo masse di persone sono in marcia per le strade. Slogan antigovernativi; scontri con le forze dell'ordine. La protesta iniziata dai negozianti del Gran Bazar di Teheran, per motivi economici, ha finito per scuotere il Paese; già infragilito da anni di sanzioni. Agenzie di stampa e ONG occidentali insistono sulla durezza della repressione; con una recrudescenza proprio negli ultimi giorni. Alcune fonti parlano di 65 vittime fra i manifestanti; per altre testimonianze il bilancio sarebbe addirittura di 217 morti. Contestato l'utilizzo di proiettili “veri” da parte delle forze di sicurezza.
I vertici dello Stato Ebraico guardano per ovvi motivi con interesse all'evolversi della situazione. “Potrebbe essere il momento in cui il popolo iraniano si assumerà la responsabilità del proprio destino”, ha dichiarato Netanyahu. Nuove minacce alla leadership di Teheran anche da Washington; “se inizieranno a uccidere i manifestanti come in passato li colpiremo molto duramente”, ha ribadito Trump. Aveva sollecitato un intervento statunitense, nei giorni scorsi, il figlio dell'ultimo scià di Persia. Reza Pahlavi ha invocato questa mattina uno sciopero generale nel Paese. “Mi preparo anche a tornare in piazza – ha aggiunto – e a essere con voi”.