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Iran: vittime e feriti a seguito di una misteriosa catena di esplosioni. Nuovi venti di guerra su Teheran

Secondo un sito indipendente un attacco USA sarebbe possibile già domani

31 gen 2026

Tensioni prossime al parossismo nella Repubblica Islamica. Già scossa da proteste di massa duramente represse; ed ora possibile target di una nuova azione di forza statunitense. Forse domenica, secondo il sito indipendente Drop Site News; e l'obiettivo – avrebbero riferito alti funzionari di Washington – sarebbero non solo siti nucleari o il programma missilistico, ma una decapitazione della leadership di Teheran per favorire un cambio di regime. Sarebbe un'ulteriore conferma dell'apparente svolta neocon di Trump: sempre più distante dalla base MAGA sulle questioni internazionali.

Situazione incandescente, dopo l'arrivo nel Quadrante mediorientale del gruppo d'attacco guidato dalla portaerei Lincoln. I vertici della teocrazia hanno risposto con l'annuncio di un'esercitazione navale a fuoco vivo nello Stretto di Hormuz - uno dei principali colli di bottiglia delle rotte marittime commerciali -, e lo stato di massima allerta delle forze armate. Al fianco di Teheran anche il principale agente di prossimità nell'area: gli houthi yemeniti hanno fatto sapere di riservarsi le modalità di risposta, a eventuali attacchi americani. Pare davvero ad un passo l'escalation. Possibili prodromi le misteriose esplosioni registrate nelle scorse ore in alcune località iraniane. Come Bandar Abbas, città portuale; dove una deflagrazione avrebbe distrutto un edificio e diversi negozi.

Vittime anche nel Khuzestan. Indagini in corso. Israele avrebbe escluso un coinvolgimento. Ma tutto pare possibile, in questa fase; mentre si rincorrono indiscrezioni. Come quella riportata da Axios: nel corso di un briefing privato a Washington, il Ministro della Difesa saudita avrebbe indirettamente incoraggiato la Casa Bianca a fare seguito alle minacce contro Teheran; prospettando in caso contrario un rafforzamento del regime. Si tratterebbe di un'inversione a 180 gradi rispetto alla postura ufficializzata nelle scorse settimane non solo da Riad, ma anche da altri attori geopolitici dell'area: a parole contrari ad una nuova ondata di raid statunitensi.





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