Il Medio Oriente precipita in una nuova e drammatica escalation militare. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato nelle ultime ore un massiccio attacco congiunto contro l'Iran, con l'obiettivo dichiarato di neutralizzare il programma nucleare e le capacità balistiche del regime degli ayatollah. Le prime esplosioni hanno iniziato a scuotere Teheran, colpendo diverse aree tra cui la zona est, il centro nord e il ponte Seyed Khandan, dove è situato il quartier generale congiunto delle forze armate iraniane.
L'Iraq, per precauzione, ha immediatamente disposto la chiusura totale del proprio spazio aereo. Sul fronte opposto, in Israele si vive un clima di massima allerta. Il ministero della Difesa israeliano ha confermato l'avvio di un "attacco preventivo", mentre a Gerusalemme risuonano le sirene e i cittadini ricevono notifiche telefoniche di un "allarme estremamente grave". Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato lo stato di emergenza speciale e immediato su tutto il territorio nazionale.
L'offensiva viaggia su un doppio binario strategico e comunicativo. Il Pentagono ha annunciato l'operazione americana battezzandola "Operation Epic Fury". Per le Forze di Difesa Israeliane (Idf), invece, il nome in codice scelto direttamente dal premier Benjamin Netanyahu è "Il ruggito del leone".
A dare l'annuncio per Washington è stato il presidente Donald Trump, attraverso un videomessaggio di otto minuti. "Il nostro obiettivo è difendere il popolo americano eliminando le minacce imminenti del regime iraniano", ha dichiarato il capo della Casa Bianca, sottolineando come le attività di Teheran mettano in pericolo le truppe, le basi e gli alleati degli Stati Uniti nel mondo. Trump è stato perentorio sugli obiettivi militari: "Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l'Iran non abbia il nucleare". Pur definendola una "nobile missione", il presidente americano ha ammesso la possibilità che vi siano vittime americane, assicurando però di aver preso ogni misura per minimizzare i rischi.
Da Gerusalemme è arrivato il plauso immediato di Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano ha ringraziato Trump per la sua "leadership storica", annunciando alla nazione l'avvio delle operazioni per rimuovere la minaccia esistenziale del "regime del terrore". Netanyahu ha poi rivolto un appello diretto alla popolazione iraniana, esortando persiani, curdi, azeri, baluci e ahwazi a "liberarsi dal giogo della tirannia" e sostenendo che l'azione militare congiunta creerà le condizioni affinché i cittadini possano "prendere in mano il proprio destino".
La rottura definitiva arriva dopo giorni di altissima tensione e tentativi diplomatici in extremis. Solo ieri, il mediatore dell'Oman aveva parlato di una "svolta" ai colloqui di Ginevra, affermando che Teheran aveva accettato di non immagazzinare uranio arricchito. Un passo evidentemente ritenuto insufficiente dagli Stati Uniti, che insistono per un divieto totale dell'arricchimento, mentre l'Iran ha continuato a difendere il proprio diritto al nucleare civile.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, Trump ha stabilito che l'Iran non era seriamente intenzionato a negoziare e ha optato per le opzioni militari dopo aver ricevuto aggiornamenti giovedì scorso sui colloqui a Ginevra. Secondo le fonti Trump non voleva aspettare un'altra settimana per il nuovo round di colloqui perché non si aspettava che l'Iran cambiasse idea sull'arricchimento dell'uranio. Il presidente ha quindi stabilito che gli attacchi erano la soluzione migliore.
Nel frattempo, il dispositivo militare americano nell'area aveva raggiunto proporzioni storiche. Washington ha inviato nella regione due portaerei, inclusa la gigantesca Gerald Ford, e raccomandato al personale non essenziale dell'ambasciata a Gerusalemme di lasciare il Paese.
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha espresso estrema preoccupazione per il rischio di un rapido aggravamento e di un'escalation militare regionale. Molte nazioni si stanno già muovendo per tutelare i propri concittadini: la Cina ha consigliato l'evacuazione dall'Iran, Berlino sconsiglia i viaggi in Israele e Londra ha varato misure urgenti per proteggere il personale diplomatico, mentre le compagnie aeree come Turkish Airlines hanno cancellato i collegamenti con Teheran.
In mattinata le Guardie Rivoluzionarie in Iran hanno annunciato che l'Operazione "Truth Promise 4" è stata lanciata "in risposta all'aggressione americano-sionista contro il territorio iraniano". Secondo l'annuncio, il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein è stato attaccato con missili e droni, e anche le basi americane in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, "oltre ai centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele". È stato riferito che "gli attacchi missilistici delle forze iraniane continuano e informazioni dettagliate saranno pubblicate in seguito".