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L'attivista Pegah Moshir Pour: "Prigionieri politici rinchiusi nel carcere di Evin, senza acqua e cibo"

Timori per la popolazione civile, divisa tra la lotta a regime e mettersi in salvo dalle bombe

di Silvia Pelliccioni
2 mar 2026

'Cintura di fuoco' su Teheran da parte dell'Idf per colpire obiettivi militari e bombardamenti in tutto il Paese. Dall'attivista e scrittrice Pegah Moshir Pour, timori per la popolazione civile, divisi tra lotta al regime e necessità di salvarsi dalle bombe. 

"Purtroppo - afferma - quello che stiamo vedendo è un allargarsi di quello che sta accadendo e che soprattutto nel mirino delle bombe purtroppo possono finire anche i civili, quindi non solo delle persone legate al regime o al lato militare o altro, quindi purtroppo sono ore difficili come vediamo dalle immagini che stanno arrivando, ma una parte della popolazione dice che è bene che succeda qualcosa perché tutto questo porterà a qualcosa, quindi c'è una specie di speranza, ma ci sono altri che invece sono preoccupati perché ovviamente dicono da una parte noi dobbiamo combattere il regime e dall'altra cercare di salvarci. Va bene togliere il capo, quindi la guida suprema, va bene togliere altri membri dell'élite, ma la struttura è in piedi e dire al popolo iraniano: "bene adesso potete riprendervi il Paese è molto fuorviante perché la popolazione non ce la fa da sola e quindi è logico che in questo momento la gente per quanto voglia anche ma non può uscire di casa, non può, anzi devono restare a casa, devono restare in luoghi chiusi, coperti, lontani dalle finestre, quello che viene detto anche agli italiani che si trovano a Dubai bloccati, quindi la situazione è molto complessa, dobbiamo vedere come si evolverà in questi giorni perché comunque i bombardamenti sono ovunque in tutto il Paese, sono anche difficili da riportare in tempo reale perché ovviamente c'è il blackout in Iran".

Pega Mushir Pour è fuggita in Italia insieme alla famiglia quando aveva nove anni, oggi attivista e scrittrice, di recente ospite sul Titano, al Festival della Libertà dell'Associazione Domenico Maria Belzoppi, mette l'accento anche su un altro "dramma nel dramma", quello degli iraniani e delle iraniane, dissidenti politici e rinchiusi nel famigerato carcere di Evin. "C'è la problematica grandissima della popolazione civile, non solo quella nelle case, nelle strade, ma anche quella nei carceri, come Evin, da ieri sono arrivate segnalazioni da parte dei familiari in cui dicono che i funzionari del carcere praticamente non sono presenti, quindi i detenuti sono stati chiusi dentro, senza acqua, senza cibo, senza cure mediche, quindi abbiamo anche quest'altra urgenza che purtroppo in un momento come questo non ne stiamo parlando abbastanza".

Nel video l'intervista a Pegah Moshir Pour, attivista e scrittrice





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