Una mossa “preventiva”: così Stati Uniti ed Israele hanno definito la decisione di attaccare; pur non fornendo evidenze di minacce imminenti dall'Iran. E pensare che proprio ieri i mediatori dell'Oman avevano parlato di “una svolta”, nei colloqui tra Washington e Teheran sul nucleare. Con ogni probabilità invece un espediente per prendere tempo, quel negoziato; per consentire il pieno dispiegamento della forza aeronavale americana e sfruttare l'elemento sorpresa. Così come un probabile “depistaggio” è stato l'annunciato viaggio di Rubio in Medio Oriente.
I raid di questa mattina hanno infine svelato il bluff. Evidente l'obiettivo: favorire un cambio di regime – dopo le proteste di massa dei mesi scorsi -, decapitando la leadership della Teocrazia. Notizie dell'uccisione del comandante dei Pasdaran e del Ministro della Difesa. Data come probabile da media dello Stato Ebraico anche la news più clamorosa: la riferita morte della Guida Suprema Khamenei. A stretto giro la smentita, dalla Repubblica Islamica. Illeso – è stato detto – anche il Presidente Pezeshkian.
Ma siamo in piena nebbia di guerra; nulla è certo, tutto è possibile. Come quanto denunciato da funzionari iraniani: 85 vittime in un attacco ad una scuola femminile a Minab. “Tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo iraniano”, ha dichiarato dal canto suo Trump; cui è andato il ringraziamento di Netanyahu. Secondo le IDF si conterebbero a centinaia gli obiettivi colpiti.
Ma la rappresaglia di Teheran – dove non sono mancate manifestazioni a sostegno del governo - non si è fatta attendere. Missili contro Israele e basi militari americane nel Golfo: dal Barehin agli Emirati Arabi; dove ad Abu Dhabi un cittadino pakistano avrebbe perso la vita.
Tutt'altro che banale peraltro la condanna agli attacchi di Israele e Stati Uniti da parte di una potenza nucleare come Islamabad. Voci dissonanti anche dallo stesso Congresso statunitense. Pieno allineamento alla Casa Bianca, invece, di Francia, Gran Bretagna e Germania. Neppure citato, in questo caso, il diritto internazionale; dito puntato invece contro gli attacchi iraniani. In serata si riunirà il Consiglio di Sicurezza dell'ONU; da Guterres una generica condanna dell'escalation.
Ma il vaso di Pandora è ormai stato aperto; nuovamente sul piede di guerra gli Houthi, con tutte le conseguenze del caso per i traffici navali nel Mar Rosso. Rassicurazioni intanto da Roma: nessun italiano coinvolto o colpito negli attacchi incrociati. Dal Ministro Tajani però previsioni fosche sull'evolvere della crisi: “non sarà – ha detto - una guerra lampo”. La Mezzaluna Rossa segnala intanto oltre 200 morti nella Repubblica Islamica a seguito degli attacchi.