L’emergenza incendi in Patagonia argentina si intreccia sempre più con un’inchiesta giudiziaria complessa. A una settimana dall’inizio del vasto rogo che ha colpito l’area di Puerto Patriada, nella provincia di Chubut, le autorità parlano apertamente di una possibile origine dolosa, supportata da nuovi elementi investigativi. Gli incendi hanno già distrutto circa 15mila ettari di territorio, coinvolgendo foreste primarie, aree produttive e zone turistiche, costringendo all’evacuazione residenti e migliaia di visitatori.
Secondo quanto riferito dal procuratore capo di Lago Puelo, Carlos Díaz Mayer, e dal capo della polizia provinciale, Andrés García, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su due veicoli ripresi dalle telecamere del ponte Salamín, unico accesso a Puerto Patriada. Le immagini mostrerebbero due camionette cariche di beni personali – come in un trasloco – mentre l’incendio era appena divampato, un comportamento ritenuto anomalo considerando che la maggior parte degli abitanti non è riuscita a salvare nemmeno i documenti.
La ricostruzione, riportata da La Nacion, è stata rafforzata dalle testimonianze di due persone che, chiedendo l’anonimato, hanno collegato i veicoli a una comunità della zona, segnalando anche un conflitto interno per questioni di terre. In questo contesto, la procura indaga sull’ipotesi che una disputa legata al riconoscimento di diritti all’interno della comunità possa aver portato all’innesco volontario del fuoco.
Sulla base di queste incongruenze sono stati disposti tre ordini di perquisizione: sequestrati cinque telefoni cellulari per l’analisi dei dati. Non risultano al momento arresti né imputazioni. Intanto, un perito specializzato ha individuato nel punto d’origine del rogo tracce di gas infiammabili compatibili con acceleranti, elemento che rafforza l’ipotesi di un’azione umana deliberata ed esclude cause accidentali.
Sul fronte dell’emergenza, oltre 300 vigili del fuoco continuano a operare con mezzi terrestri e aerei, ostacolati da siccità e venti forti. Le piogge degli ultimi giorni hanno rallentato le fiamme, ma l’allerta resta alta. Un quadro che conferma come la stagione 2025-2026 si stia rivelando tra le più critiche degli ultimi anni per la Patagonia, tra crisi climatica e responsabilità umane.