La risposta dell'Iran all'Europa dopo la designazione delle Guardie Rivoluzionarie come terroristi è arrivata: il ministero degli esteri iraniano ha infatti convocato tutti gli ambasciatori dei Paesi dell'Unione Europea: "È la minima azione dell'Iran – avverte - ci sono anche altre opzioni allo studio per reagire. È stato un insulto e un errore strategico". Teheran afferma poi che nei prossimi giorni verrà finalizzato un "quadro" per i negoziati con gli Stati Uniti e proprio il presidente iraniano, Pezeshkian, vuole aprire i colloqui con gli USA sul dossier nucleare.
Secondo l'agenzia Tasnim, legata alle Guardie della rivoluzione, è possibile che i negoziati tra i due paesi si tengano nei prossimi giorni e, mentre il luogo e il giorno preciso non è stato ancora definito, pare che le delegazioni che vi parteciperanno saranno guidate dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e dall'inviato speciale degli Usa in Medio Oriente, Steve Witkoff.
Intanto nonostante le repressioni del regime, montano le proteste e sale l'indignazione della popolazione iraniana; dentro e fuori il paese. Chi vive all'estero e mantiene legami famigliari in patria sa di non poter parlare liberamente. È il caso di Arash, abbiamo usato un nome di fantasia, che in Iran ha lasciato alcuni parenti: “Vorrei raccontare di tutto quello che c'è di bello e positivo nel mio paese – ci dice - ma purtroppo non puoi mai sapere se il governo iraniano ti controlla e come potrebbe interpretare ogni affermazione”. “C'è tanta rabbia e insofferenza. Il timore di parlare – aggiunge - non è per me, ma per loro. Speriamo finisca tutto presto”.