Dagli Stati Uniti all’Europa, fino alle Nazioni Unite. San Marino rafforza il proprio profilo internazionale. E lo fa nel segno di una parola chiave: sovranità. È quella richiamata dal Segretario di Stato americano Marco Rubio nel messaggio inviato in occasione della Festa Nazionale del 3 settembre.
Washington celebra la capacità della Repubblica di attraversare i secoli e i mutamenti della storia europea mantenendo intatte libertà e indipendenza. Un passaggio, soprattutto, assume un significato politico: Rubio definisce “solida” l’amicizia tra Stati Uniti e San Marino, fondata sul reciproco rispetto della sovranità e sul diritto delle nazioni di determinare il proprio destino. L’auspicio è di rafforzare ulteriormente la partnership.
Parole che arrivano in una fase particolarmente intensa per la politica estera sammarinese. Sul fronte europeo si avvicina infatti uno dei passaggi più importanti degli ultimi anni: la firma dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea, destinato a ridefinire e rafforzare il rapporto del Titano con il mercato e le istituzioni comunitarie. Ma settembre guarda anche oltre l’Europa.
Il Congresso di Stato ha autorizzato la firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità informatica, primo strumento globale dell’ONU dedicato al cybercrime. Un passaggio che allargherà la cooperazione oltre il quadro europeo della Convenzione di Budapest, rafforzando il contrasto ai reati informatici e lo scambio internazionale di prove elettroniche. E proprio New York sarà il prossimo banco di prova della diplomazia sammarinese. Dal 22 al 28 settembre una delegazione guidata dal Segretario agli Esteri Luca Beccari parteciperà al Dibattito Generale dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Al centro, una sfida che parla anche ai piccoli Stati: “Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione”.
Dal rapporto con Washington all’integrazione con Bruxelles, fino alla tribuna delle Nazioni Unite: San Marino rilancia così la propria presenza internazionale, cercando nuovi spazi di cooperazione senza rinunciare a quell’indipendenza che, proprio dagli Stati Uniti, viene indicata come tratto distintivo della sua storia.