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Fine vita: prosegue l'esame su una delle materie più sensibili e complesse

In Commissione Sanità l'esame dell'articolato in cerca dell'equilibrio tra libertà di scelta, responsabilità della cura e tutela della persona

di Monica Fabbri
11 giu 2026
Commissione Sanità
Commissione Sanità

Il diritto di scegliere come affrontare la fine della propria vita. È questo il cuore della Commissione Sanità, riunita per esaminare due progetti di legge su testamento biologico e disposizioni anticipate di trattamento: quello di iniziativa popolare promosso dall'associazione Emma Rossi e quello presentato da Rete. Patricia Busignani, a nome dei promotori, fissa subito la bussola etica dell'intera proposta: "Esistono pazienti inguaribili, ma non esistono pazienti incurabili."

Emanuele Santi di Rete chiede che il testo non venga snaturato dagli emendamenti della maggioranza, definendo l'autodeterminazione un principio "non derogabile". Il Segretario Marco Gatti chiarisce che il governo non impone una posizione, ma riconosce un obiettivo condiviso: dare dignità al fine vita. Poi la Commissione entra nell'articolato — e procede, articolo dopo articolo, con un equilibrio non sempre facile tra mediazioni, convergenze e un confronto che entra sempre più nel merito delle scelte cliniche e del principio di autodeterminazione.

Sull'articolo 1, Matteo Casali di Repubblica Futura contesta il richiamo all'esclusione di eutanasia e suicidio assistito, definendolo un'aggiunta "pleonastica" e potenzialmente fonte di confusione. Per Andrea Ugolini del PDCS quella precisazione è invece necessaria per garantire chiarezza normativa e tutelare i medici nelle situazioni di emergenza. Guerrino Zanotti di Libera la ritiene superflua: l'esclusione emerge già chiaramente dal testo.

L'articolo passa con tredici voti favorevoli. Sull'articolo 2 — il diritto all'informazione — arriva il momento di maggiore convergenza: il testo viene riscritto con il consenso di tutte le forze politiche, recependo anche la proposta di Repubblica Futura. Il tempo della comunicazione tra medico e paziente è, a tutti gli effetti, tempo di cura. Principio definito da Emanuele Santi "uno degli elementi più qualificanti della legge" ed approvato all'unanimità.

Il confronto più delicato riguarda però l'articolo 4-bis, che disciplina nutrizione e idratazione artificiali. Luca Lazzari del PSD spiega la logica di un tema che – dice - "tocca sensibilità umane e professionali profondissime": non un automatismo, ma una valutazione caso per caso.

Gaetano Troina di Domani Motus Liberi — che aveva posto l'accento sulla libertà reale del paziente, quella di chi "conosce, è accompagnato e non è lasciato solo di fronte alla sofferenza" — annuncia il voto favorevole. Santi lo definisce un passaggio capace di sciogliere "uno dei principali nodi politici e tecnici" della riforma, richiamando le indicazioni del Comitato Sammarinese di Bioetica. Critica invece Repubblica Futura: teme che l'ago della bilancia si stia spostando verso una decisione esterna, comprimendo la volontà del paziente.

A chi parla di compromesso al ribasso, Ugolini replica che l'obiettivo resta uno solo: “tutelare la dignità della persona e garantire un percorso senza dolore." L'articolo 4-bis è approvato con tredici voti favorevoli e due astenuti. Ampio confronto anche sul ruolo del medico, con la maggioranza che respinge le proposte di introdurre l'obiezione di coscienza.

Prosegue così il percorso su una delle materie più complesse e sensibili che richiede confronto e responsabilità al di là delle appartenenze politiche.





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