“Qualcosa si muove, ma in che direzione?”: se lo domanda la Csu sull'inclusione lavorativa delle persone con disabilità, lamentando l'assenza di un effettivo passo in avanti sul tema, per mancanza di unità di intenti nel governo e nella maggioranza, “in particolare per quanto riguarda il ruolo che dovrebbero svolgere le imprese private”.
Le Organizzazioni Sindacali chiedono “una progettualità comune, senza tentennamenti di parte. Le famiglie coinvolte – scrivono - attendono risposte, non celebrazioni di facciata”. E invocano sostegni adeguati e interventi concreti. “Continuare a rinviare, a spostare in avanti la discussione – avverte la CSU - significa lasciare centinaia di persone in un limbo”.
Il Segretario al Lavoro Alessandro Bevitori, però, allontana ogni dubbio: “Il pdl sull'inclusione lavorativa – assicura - andrà in porto al 100%”. Ammette che la grande sfida di questo intervento normativo è che anche il privato faccia la sua parte. Ma su questo punto è ottimista, negli incontri con le associazioni datoriali ha rilevato disponibilità ad affrontare la questione, e l'Anis -aggiunge - “ha fornito soluzioni che fanno ben pensare”. La bozza ora è pronta, e si vuole produrre “un buon progetto di legge condiviso”, che trovi un punto di incontro tra le diverse posizioni. E' importante – dice Bevitori – che questo passaggio normativo venga “digerito appieno” da tutte le parti in causa. Smentisce, poi, la mancanza di unità d'intenti nel governo e nella maggioranza: “Nessuna divergenza”, assicura. Ammette che qualcuno aveva proposto di spacchettare il provvedimento tra pubblico e privato, ma con la Segreteria Sanità si è convenuto di lasciarli entrambi in un unico progetto di legge.
L'inclusione lavorativa riguarderà aziende che hanno un numero minimo di dipendenti, si ragiona sulle 30/ 40 unità. Infine, rimarca la volontà di mettere al centro della legge la dignità del lavoratore. L'intenzione è quella di cambiare l'impostazione all'Ufficio del Lavoro, focalizzando l'attenzione non sul grado di disabilità ma su capacità, attitudini, inclinazioni. “Vogliamo ribaltare il concetto parlando di abilità” – dice Bevitori. Dunque, si mira a far emergere le competenze personali, “perché la vera inclusione – afferma il Segretario - è fare sentire le persone disabili come tutte le altre”.