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La legge per il sostegno alla famiglia pronta al voto dell'aula

Il Segretario di Stato Stefano Canti: "Una risposta strutturale alla denatalità. Nei primi 8 mesi, solo 88 nascite, 18 in meno rispetto al 2025". Critica l'opposizione che definisce il pdl superficiale e insufficiente, nonostante alcuni elementi positivi

di Luca Salvatori
8 set 2026

Approda in aula uno dei progetti di legge più attesi dalla cittadinanza, per il sostegno alle famiglie e il contrasto al calo delle nascite in Repubblica, che nei primi otto mesi del 2026 – come riferito dal Segretario di Stato Stefano Canti – sono ulteriormente diminuite, attestandosi a 88: 18 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 e 3 in meno del 2024.

Nel suo riferimento, il Segretario di Stato alla Famiglia ha sottolineato come la legge intenda dunque offrire una risposta strutturale alla denatalità, andando oltre un semplice insieme di bonus. L’obiettivo, ha spiegato, è creare condizioni economiche, lavorative e sociali che rendano più sostenibile la scelta di avere figli. Al centro ci sono quindi la conciliazione tra lavoro e famiglia, il sostegno alla maternità e una maggiore condivisione delle responsabilità genitoriali, con misure come il bonus bebè da 1.000 euro, il congedo parentale fino a 18 mesi, il congedo di paternità raddoppiato a 20 giorni, l’indennità di gravidanza anche per le lavoratrici non occupate.

La riforma amplia inoltre la tutela delle persone fragili, riconoscendo per la prima volta il valore sociale ed economico del caregiver , chiamato ad assistere direttamente un figlio o un familiare con disabilità o patologie gravi.

Dai partiti di maggioranza – pur con diverse sensibilità - ampio sostegno al progetto di legge, volto a costruire una sorta di “modello San Marino” nelle politiche di aiuto alla famiglia e alla natalità, nella consapevolezza che il provvedimento da solo non potrà affrontare tutte le difficoltà. Secondo i partiti di opposizione, invece, il testo – pur contenendo anche elementi positivi - propone misure frammentarie, senza inserirle in un progetto-paese a 360 gradi, con politiche strutturali su lavoro, salari, casa e servizi.

Al centro delle critiche anche la mancata implementazione dell’Icee, l’indicatore della condizione economica per l’equità, che dunque non risulta ancora effettivamente operativo. Ritenute inoltre insufficienti le misure a favore delle donne libere professioniste e imprenditrici. L’indipendente di opposizione Michela Pelliccioni ha tuttavia già preannunciato il voto positivo alla legge, pur segnalando alcuni aspetti da migliorare. L’esame dell’articolato, compresi i numerosi emendamenti presentati anche nelle ultime ore dalla maggioranza, entrerà nel vivo nella seduta di domani.

Oggi, all’avvio dei lavori, è stata invece rapidamente approvata la legge di tre articoli, concordata da Governo e parti sociali, che riduce le soglie di rappresentatività delle categorie datoriali e prevede l’adeguamento a 7.500 euro del compenso per i membri del Comitato Garante.





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