Niente da fare: il tentativo di mediazione per accelerare i lavori è fallito. Maggioranza e Governo, al fine di evitare maratone notturne in aula, avevano proposto alle opposizioni di ritirare gran parte dei 151 emendamenti presentati, impegnandosi a valutare alcuni di essi non per un’immediata approvazione, ma per un’eventuale trasformazione in progetti di legge. Una proposta giudicata insufficiente dai partiti di minoranza, che l’hanno respinta, aprendo così la strada a un esame dell’articolato e degli emendamenti senza scorciatoie. Il risultato è stato una seduta notturna protrattasi fino a pochi minuti prima delle cinque del mattino. Lo stesso copione si è ripetuto nella seduta aperta oggi alle 10, con un’ora di ritardo rispetto alla convocazione, nel segno di un muro contro muro ormai evidente. L’opposizione interviene a sostegno dei propri emendamenti, mentre la maggioranza replica rarissimamente e il Segretario alle Finanze non prende la parola neppure per indicare l’orientamento di voto.
Un atteggiamento definito da Giovanni Zonzini di Rete come un “radicale mutismo selettivo”, che le minoranze indicano come prova dell'assenza di una qualunque volontà di confronto. Di segno opposto la lettura della maggioranza. “Prendiamo atto che l’opposizione vuole semplicemente fare ostruzionismo sulla legge di bilancio – ha dichiarato Gian Nicola Berti di Ar – e se questo è il gioco a cui ci vuole costringere, giocheremo a questo gioco”. Se lo stallo non verrà superato, all’orizzonte si profila dunque un’altra lunga nottata in aula.