Per decenni abbiamo chiamato “Età della Pietra” un periodo che, a ben vedere, racconta solo una parte della storia. La scoperta avvenuta nel sud della Grecia, all’interno di una miniera di lignite, costringe oggi archeologi e studiosi a rivedere radicalmente questa narrazione.
Qui, nel sito di Marathousa 1, sono emersi i più antichi strumenti portatili in legno mai rinvenuti, datati a circa 430.000 anni fa. Un balzo indietro nel tempo di almeno 40.000 anni rispetto a quanto si credeva finora.
La scoperta dimostra in modo concreto che il legno, materiale fragile e raramente conservato, era già una risorsa tecnologica fondamentale per i nostri antenati, anche se la sua importanza è stata a lungo oscurata dalla resistenza quasi eterna della pietra.
Il contesto in cui sono stati ritrovati questi strumenti è straordinario. Il sito di Marathousa 1 si trova nel bacino di Megalopoli ed è stato individuato nel 2013 grazie all’attività estrattiva della miniera a cielo aperto.
Proprio l’escavazione ha permesso di raggiungere strati di sedimenti che, in condizioni normali, sarebbero rimasti sepolti per sempre. Tra il 2013 e il 2019, gli scavi hanno restituito una scena di vita preistorica sorprendentemente dettagliata: lo scheletro quasi completo di un elefante dalle zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus), con evidenti segni di macellazione, affiancato da resti di ippopotami, tartarughe, uccelli e oltre 2.000 strumenti litici.
Tutti elementi che raccontano di un antico ambiente lacustre, ricco di risorse e frequentato a lungo da gruppi di ominini.