Negli anni '80 il commissario esecutivo della NBA David Stern guardò nel futuro e la sua lungimiranza lo portò ad aprire le frontiere della NBA verso tutte le altre nazioni nel mondo, perché la presenza di giocatori stranieri avrebbe portato gli appassionati di basket di tutto il mondo a seguire maggiormente la principale lega del pianeta. Oggi a distanza di oltre quaranta anni possiamo constatare che gli ultimi sette premi mvp della stagione regolare NBA sono andati a giocatori stranieri: tre volte al serbo Jokic, due volte al greco Antetokounmpo, una volta al canadese Shai Gilgeous Alexander e una volta al camerunense Embiid, anche se quest'ultimo ha giocato le olimpiadi con la maglia degli Stati Uniti. Oltre a questi c'è lo sloveno Luka Doncic che si pensa possa vincerlo da un momento all'altro, oltre al giovane francese Wembanyama che è in costate crescita. Probabilmente nemmeno David Stern avrebbe potuto prevedere un dominio straniero così netto, considerando che il basket è sempre stato prevalentemente lo sport degli americani. Oggi sembra che gli americani non abbiano più divinità come Michael Jordan, Larry Bird, Magic Johnson, Wilt Chamberlain, Kareem Abdul Jabbar, LeBron James o altri e sempre più nazioni straniere sfornano talenti di alto livello. Questo maggiore equilibrio rende più interessanti le competizioni internazionali, che prima erano quasi sempre a senso unico.
Andrea Renzi