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Caso Balogun, il calcio attaccato nelle sue fondamenta

Nella notte italiana il Belgio ha travolto 4-1 gli Stati Uniti, eliminando i padroni di casa dal Mondiale: ma sullo sfondo del risultato sportivo si muove già un fronte politico.

di Lorenzo Giardi
7 lug 2026

Ci sono episodi destinati ad andare oltre il risultato di una partita. Il caso Balogun è uno di questi. Non riguarda soltanto la sospensione di un calciatore, né esclusivamente gli ottavi di finale del Mondiale 2026. Riguarda qualcosa di molto più profondo: la credibilità del calcio e la forza delle sue regole. La decisione della FIFA di sospendere gli effetti della squalifica inflitta all'attaccante statunitense Folarin Balogun, consentendogli di scendere in campo contro il Belgio, ha scatenato una bufera senza precedenti. La vicenda è diventata ancora più delicata dopo che è emerso l'intervento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva chiesto una revisione del provvedimento.

Donald Trump :” Ho visto l'azione. Sono una persona che ama lo sport, sono stato un buon atleta e capisco lo sport molto bene, davvero bene. E quello non era un fallo. Non era nemmeno un'infrazione. Due ragazzi che correvano a tutta velocità e si sono scontrati per caso. Due atleti che si sono aggrovigliati. E quell'arbitro ha preso una decisione che ha sbalordito un po' tutti. Folarin Balogun non ha fatto nulla di male, è il nostro miglior giocatore, o uno dei migliori, un elemento fondamentale. Eppure gli hanno dato il cartellino rosso. Non sapevo cosa significasse, poi ho capito che non avrebbe potuto giocare la prossima partita. Ho pensato: 'Caspita, è una cosa grossa...'. Non solo non finisce questa, ma addirittura salta anche la prossima ...che non è ancora stata giocata? Tutto questo è assurdo. Non si può fare una cosa del genere. Quindi sì, ho chiesto una revisione da parte della FIFA"

Un intreccio tra politica e sport che ha inevitabilmente acceso il dibattito sulla reale autonomia degli organi di governo del calcio mondiale. La FIFA ha difeso la propria scelta richiamando l'Articolo 27 del Codice Disciplinare, sostenendo che non è stata annullata l'espulsione, ma semplicemente sospesa l'esecuzione della sanzione. Una spiegazione che, tuttavia, non è bastata a placare le polemiche. UEFA, Federazione belga e numerosi osservatori hanno espresso forti dubbi, parlando di un precedente pericoloso e di una decisione capace di incrinare il principio di uguaglianza davanti alle regole. Il punto centrale, infatti, non è stabilire se Balogun meritasse o meno il cartellino rosso. Il vero interrogativo è un altro: le regole possono cambiare strada quando la pressione esterna diventa troppo forte? Se la risposta fosse sì, il rischio sarebbe enorme. Ma non è certamente finita qui, anzi siamo solo all'inizio Bruxelles alza il tiro contro la Fifa e la vicenda sbarca direttamente nelle istituzioni europee. Nella notte italiana il Belgio ha travolto 4-1 gli Stati Uniti, eliminando i padroni di casa dal Mondiale: ma sullo sfondo del risultato sportivo si muove già un fronte politico. Gli eurodeputati chiedono alle federazioni di sollecitare un’indagine per accertare se il presidente della Fifa, Gianni Infantino, sia stato coinvolto nella decisione di sospendere la squalifica automatica di una partita inflitta in seguito al cartellino rosso mostrato al calciatore della nazionale maschile degli Stati Uniti Folarin Balogun e se eventuali pressioni dell’amministrazione statunitense abbiano avuto un ruolo nella decisione. 





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