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Minotti: "Gli altri investivano e crescevano, noi ci siamo persi..."

"Dovremmo rivedere e rifondare questo mondo a cominciare da una visione che riguardi l'organizzazione delle società, la gestione dei giovani, le riforme dei campionati"

di Roberto Chiesa
18 giu 2026

A Cesenatico per il Premio Vicini, anche l'ex calciatore Lorenzo Minotti. Dal commentatore Sky arriva una riflessione sulla crisi del calcio italiano :

"Noi alla fine degli anni 90 eravamo il top del calcio mondiale, il nostro campionato era ai vertici per considerazione e per i giocatori che lo frequentavano. Poi però il mondo corre velocemente e noi non siamo riusciti ad adeguarci ai cambiamenti. Io ricordo appena smesso di giocare ho fatto il corso al direttore sportivo e le prime cose di cui si discuteva che diventavano fondamentali per avere una visione sul calcio del futuro era avere delle società strutturate dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista degli stadi, dei campi di allenamento, dei centri sportivi. Cioè creare delle basi, fare degli investimenti importanti per poi sviluppare il talento, sviluppare una visione, sviluppare una strategia. E noi invece ci siamo persi nel non saper gestire quel momento d'oro perché fu il momento in cui arrivarono i diritti televisivi, le tv private, quindi il mondo del calcio fu un ondato di tanti soldi ma questi soldi purtroppo non hanno preso la via giusta che doveva essere quella dell'investimento e quella di rendere le nostre società strutturate in una certa maniera. E quindi siamo andati avanti forse anche con un pizzico di presunzione senza accorgerci che il mondo stava cambiando. Adesso purtroppo abbiamo sbattuto il muso una volta, due, tre e adesso siamo senza difese e quindi siamo con le spalle dal muro e quindi dovremmo rivedere e rifondare questo mondo a cominciare da una visione che riguardi l'organizzazione delle società, che riguardi la gestione dei giovani, che riguardi il reclutamento dei giovani, che riguardi le riforme dei campionati di cui tanto si parla, quindi del lavoro ce n'è anche troppo".





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