Vanni Puzzolo: “Il calcio che conoscevo io era un calcio di parola, di presidenti seri che davano la parola. Adesso non valgono più neanche i contratti. Mi porto dietro, una bella storia, una bella esperienza, tante belle situazioni, tanti personaggi conosciuti".
Una volta Caliendo disse ho avuto la fortuna di smettere al momento giusto, salvo poi qualche anno dopo rientrare, però sembra una cosa che puoi dire anche tu.
"No, la fortuna forse no, ho avuto la voglia di smettere perché ho sempre pensato che il nostro è un lavoro di pancia. Se hai la pancia piena non ce la fai, perché bisognava andare in strada. Il nostro è un lavoro di strada, di reclutamento, di essere al servizio dei calciatori, un po' viziati è la verità e non è semplice. L'ho fatto per 25 anni, l'ho fatto volentieri e c'erano delle regole diverse e soprattutto c'era appartenenza, cioè il giocatore si affezionava. Quando ho smesso io forse non avevo più la pancia, la voglia, come si dice quando si ha mangiato non si ha più fame, quindi non avevo più quella voglia e ho pensato che a un certo punto quello che non mi ero goduto per 25 anni, che era la famiglia, i figli e la moglie, era il caso di godermela"
Dopo il terzo mondiale senza l'Italia e tutte le riforme invocate, gli uomini nuovi eccetera, filtrato con la tua esperienza, i primi passi sono nella direzione giusta?
"Questa è una domanda che è fatica a rispondere, il tempo lo dirà. Sicuramente più uomini di calcio sono dentro le strutture calcistiche e meglio è, quindi Maldini, Leonardo vanno tutti bene, anche se io ho un po' un sentore che quanto la politica vuole entrare nel mondo del calcio o dello sport in generale non è mai un grande segnale".