Ancora in carcere Gino Guidi

Ancora in carcere Gino Guidi.
L’accusa è al momento quella di danneggiamento continuato. Il sammarinese ammette però di aver cercato di appiccare il fuoco solo una volta, a quel cassonetto vicino alla stazione di servizio di Rovereta che gli è costato l’ arresto.
Nega invece di avere a che fare con tutti gli altri episodi incendiari. Antonio Masiello, che ha assunto la difesa di Guidi l’8 marzo subentrando all’avvocato d’ufficio, ha incontrato il suo assistito solo una volta.
Il colloquio è durato 20 minuti circa e si è svolto alla presenza di un gendarme. "Speravo - dichiara - che il Commissario della legge fissasse una nuova udienza ma non ho ancora avuto notizie in merito. Lunedì farò richiesta al magistrato".
Basandosi sulle dichiarazioni del suo assistito, Masiello ritiene che la carcerazione cominci a diventare una misura abnorme rispetto all’episodio confessato.
L’avvocato spera di raccogliere altre notizie poiché, al momento, non possiede elementi per potere operare. Non ha infatti avuto modo di ascoltare le ipotesi accusatorie avendole solo lette dai decreti che gli sono stati notificati l’8 marzo. Masiello non conosce i dettagli relativi all’interrogatorio ed ignora se ci siano elementi che spieghino la detenzione.
Intanto la gendarmeria continua ad indagare. Si cerca di appurare se dietro la lunga scia di incendi, compreso quello all’abitazione dei famigliari del Comandante della Polizia civile, ci sia la stessa mano. Quella, appunto, di Gino Guidi.

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