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"Polo della moda: dietrofront del gruppo promotore sarebbe un grave danno per il Paese!"

29 dic 2015
Stefano Spadoni, Coordinatore LabDem
Stefano Spadoni, Coordinatore LabDem
La notizia relativa ad un ipotetico dietrofront del gruppo promotore del "polo della moda" merita una riflessione seria ed approfondita sul piano strettamente politico.
Non intendo dare linfa alla polemica tra chi sostiene e chi contrasta la realizzazione di questo importante progetto imprenditoriale. Desidero solo fornire un modesto contributo per far si che il nostro Paese possa uscire nel miglior modo possibile da una situazione che giorno dopo giorno sta diventando sempre più preoccupante.
Sono comprensibili le perplessità manifestate da alcune forze politiche, da qualche associazione di categoria e da diversi liberi cittadini. E' del tutto naturale e legittima la cautela con cui si guarda ad una iniziativa economica di dimensioni così rilevanti. Personalmente, anche io nei mesi scorsi ho sollevato alcune criticità rispetto all'approvazione di una variante di piano regolatore ad hoc e ai termini della convenzione stipulata tra Eccellentissima Camera e gruppo promotore. Ora però non è più il tempo di condurre battaglie di retroguardia, occorre guardare avanti ricercando una soluzione che impedisca l'ulteriore danno di immagine alla Repubblica di San Marino proprio quando c'è una disperata necessità di attrarre investimenti esteri di alto livello. Adesso infatti il problema non è più dire se si è d'accordo o meno con la realizzazione del "polo della moda", il punto è capire che un'eventuale rinuncia da parte del gruppo promotore provocherebbe conseguenze terribilmente negative per il nostro Paese, che tra le altre cose non ha ancora superato definitivamente la recessione iniziata durante l'ultimo trimestre del 2008.
Per queste ragioni confido che possa prevalere il buonsenso delle parti in causa e auspico che tra governo e comitato referendario possa aprirsi al più presto un confronto serio per trovare una soluzione in grado di tenere conto dell'interesse collettivo. Nessuno infatti vuole mettere in discussione il diritto a celebrare un referendum, ma qui si parla di decine di milioni di euro di investimenti di un gruppo imprenditoriale privato, con ricadute occupazionali centinaia di persone. In tempi normali forse si poteva anche discuterne, oggi qualche riflessione più attenta andrebbe fatta.

San Marino, lì 29 dicembre 2015