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Referendum sul taglio dei parlamentari: il Comites spiega le ragioni del sì e del no

12 ago 2020
Referendum sul taglio dei parlamentari: il Comites spiega le ragioni del sì e del no


Il 20 e 21 settembre prossimi si voterà per il referendum sul taglio dei parlamentari - si legge in una nota diffusa dal vicepresidente del Comites San Marino Alessandro Amadei (foto) - allorquando i cittadini italiani saranno chiamati a confermare, oppure a respingere la riforma costituzionale approvata dal Parlamento che riduce di circa un terzo il numero dei parlamentari.
Con la vittoria del 'sì' alla riforma i deputati si ridurrebbero da 630 a 400, mentre i senatori passerebbero da 315 a 200. Con la vittoria del 'no' la riforma sarebbe invece cancellata e si manterrebbe il numero attuale di parlamentari. Quello per cui si andrà a votare è un referendum confermativo, il quarto nella storia della Repubblica, per il quale non è previsto il raggiungimento di nessun quorum particolare, quindi, a prescindere dal numero degli elettori che si recheranno alle urne, il referendum sarà valido.
Gli elettori italiani residenti all'estero, secondo le ultime stime più di 4 milioni, di cui 15.247 quelli residenti a San Marino, potranno votare per corrispondenza, oppure votare in Italia nel Comune dove si è iscritti all’Aire, a condizione che l’elettore abbia già comunicato all’Ufficio Consolare la sua scelta di recarsi alle urne in Italia nel termine scaduto il 28 luglio scorso.
Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge non prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. Solo gli elettori residenti in Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza hanno diritto al rimborso del 75 per cento del costo del biglietto di viaggio.  
Alla consultazione referendaria - prosegue Amadei - potranno partecipare anche gli italiani che per motivi di lavoro, studio o cure si trovino temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi, i quali potranno esercitare il diritto di voto per corrispondenza facendo pervenire al Comune d’iscrizione nelle liste elettorali un’apposita opzione entro il 19 agosto 2020.
Chi difende il taglio delle poltrone punta tutto su argomenti che fanno molta presa sull’opinione pubblica, come lo snellimento delle procedure legislative ed il risparmio di stipendi e delle spese legate al numero eccessivo di parlamentari, considerato che l’Italia è il secondo Paese europeo con il più alto numero di rappresentanti eletti.
Il Movimento 5 Stelle ha più volte sostenuto che il taglio garantirà un risparmio di circa 500 milioni di Euro a legislatura, dunque 100 milioni di Euro l'anno circa, di tutt’altro avviso però l'Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto dall'ex Commissario alla spending review Carlo Cottarelli, secondo il quale il risparmio sarebbe di soli 37 milioni di Euro per la Camera e 20 milioni di Euro per il Senato, complessivamente 57 milioni di Euro all’anno e 285 milioni di Euro a legislatura, ossia, lo 0,007% della spesa pubblica italiana.
I sostenitori del No al referendum esprimono la loro viva preoccupazione che il taglio dei parlamentari causerebbe un restringimento della rappresentanza dei territori, i quali non avrebbero più un riferimento certo. Con l’allargamento dei confini dei collegi l’eletto dovrebbe portare avanti le istanze di troppe persone, di troppe città, con esigenze talvolta ben diverse o addirittura contrastanti tra loro. 
Così la rappresentanza politica verrebbe concentrata nelle aree più popolose del Paese, a discapito di quelle con meno abitanti ma territorialmente più vaste, favorendo quindi l’astensionismo, il distacco dei cittadini dalla politica ed il disinteresse nei confronti delle pubbliche Istituzioni, soprattutto del Parlamento, l’unico luogo dove il cittadino dovrebbe vedersi democraticamente rappresentato.
Il deficit di rappresentanza, secondo i sostenitori del No al referendum, verrebbe avvertito soprattutto all’estero dove i deputati eletti nelle circoscrizioni estere passerebbero da 12 a 8, mentre i senatori passerebbero da 6 a 4 - conclude la nota.

Comunicato stampa
Alessandro Amadei
(vicepresidente Comites San Marino)