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Unione Donne Sammarinesi, un anno dopo: sempre più unite, sempre più determinate

22 set 2020
Unione Donne Sammarinesi, un anno dopo: sempre più unite, sempre più determinate

Ci hanno dato delle “comuniste” quando sui social abbiamo annunciato la rinascita di UDS, gruppo storico di donne di ogni appartenenza politica, che ha fatto orgogliosamente la storia dei diritti femminili negli anni ‘70 e ‘80. Hanno cercato di ostacolarci con un diktat di partito di “boicottaggio” in occasione della nostra presentazione alla cittadinanza: era il 16 settembre 2019 e Piazza Sant’Agata si riempiva di palloncini dorati e centinaia di cittadini, residente e stranieri, uomini, donne e bambini, oltre ogni nostra più rosea aspettativa. Ci dispiace se qualcuno è rimasto deluso nel non vederci bruciare i reggiseni in Piazza. Ci hanno volutamente chiamato “le signore” pensando ingenuamente che, oscurando la nostra sigla, avrebbero oscurato la nostra identità. Ci hanno criticato nei toni (va bene tutto, ma…) per distrarre dai problemi evidenziati nei nostri contenuti. Alcuni uomini hanno voluto paternalisticamente dirci cosa fare, ma il mansplaining è una cosa che digeriamo poco. Ci hanno dato delle femministe anacronistiche come se il femminismo non fosse la semplice richiesta di una società dove tutti, uomini e donne, abbiano pari dignità, pari diritti e pari opportunità. Ecco perché tutti dovrebbero essere femministi. Ci hanno dato delle assassine perché affermiamo una maternità responsabile e consapevole e pretendiamo che nessun governo possa imporre la gravidanza ad una donna in una visione della femmina come mero essere riproduttivo. Ci hanno detto che le donne non devono essere elette in quanto tali, ma solo se meritevoli (cosa ovvia anche ai sassi) e per la centesima volta abbiamo fatto notare come a San Marino, evidentemente, siano solo gli uomini quelli meritevoli del voto visto che la rappresentanza politica maschile è sempre stata superiore al 70%. Ci hanno detto che avremmo dovuto aspettare per il nostro diritto all’autodeterminazione in campo riproduttivo perché, nonostante l’aborto sia legale in Italia dal 1978, a San Marino i tempi non sono ancora politicamente maturi o le priorità sono sempre altre: dalle banche al PRG, dal debito pubblico alle Festa della Birra, poi mettiamoci pure il Covid e dovremo aspettare ancora chissà quanti anni per veder approvato il nostro progetto di legge sull’ivg. Ci hanno dato delle donne “bisognose di maggiore attività sessuale” solo per aver rotto il silenzio durato troppo a lungo. Ci preferivano silenziose e dimesse. Nel ‘82 dicevano alle nostre concittadine femministe di andare a casa a far da mangiare alla famiglia invece di lottare per i diritti. Oggi constatiamo quanto il tono della critica, anziché elevarsi un poco, si sia pericolosamente abbassato. Abbiamo osservato quanto la tanto inneggiata “Reggenza di garanzia” sia non solo irrealizzabile sul piano politico ma anche difficile da concepire come “garanzia” di una parità in termini di rappresentanza di genere in un Paese dove il 51% della popolazione è femminile. Nonostante tutto siamo ancora qui. A volte più combattive, a volte un po’ distratte perché il carico della famiglia e del lavoro di cura è ancora, quasi totalmente, sulle nostre spalle. E gli uomini dove sono? Sono troppo occupati a Palazzo dove, su 60 rappresentanti, 40 sono uomini e 20 sono donne (e dobbiamo pure essere contente di questo record storico). Oppure sono al lavoro, mentre il 95% dei nuovi disoccupati è donna. Maya Angelou diceva: “Una donna che lotta per sé stessa, lotta per tutte le donne”. UDS lotta per tutte le donne che vivono, lavorano e, a volte, si sentono emarginate e dimenticate nella “Antica Terra della Libertà”. Unione Donne Sammarinesi