GIUDIZIARIA

San Marino: campione del ciclismo uccide il gatto del Segretario Pedini Amati. Polemiche sulla pena

Due i processi giunti a sentenza, oggi, in Tribunale. Mentre il Corriere della Sera riporta una vicenda tanto singolare quanto sconcertante, avvenuta a San Marino

Primo a divulgare la notizia il più prestigioso quotidiano italiano. Ed effettivamente, in questa storia, non mancano gli elementi di interesse. Un giovane campione del ciclismo acquista una carabina ad aria compressa; e inizia a provarla dalla finestra del suo appartamento sammarinese. Prima contro un cartello stradale; poi la pessima idea di prendere di mira un gatto. Non di un cittadino qualunque, ma quello “adottato” dal Segretario al Turismo. L'animale muore sul colpo e indagini lampo permettono di individuare l'autore dello sparo: è il 21enne italiano Antonio Tiberi, residente sul Titano dal marzo dello scorso anno. Avrebbe ammesso tutto; pur assicurando come non fosse sua intenzione uccidere il gatto. Conseguenze tutto sommato lievi: 4.000 euro di multa. Pedini Amati – sentito dal Corriere della Sera – ha ricordato quanto fosse importante quel gatto, da un punto di vista affettivo, per la sua famiglia. “Non abbiamo bisogno di dare la residenza a queste persone”, avrebbe aggiunto. Dura presa di posizione dell'APAS, che invoca una recrudescenza delle pene per casi simili, sottolineando al contempo i pericoli per l'incolumità delle persone. La notizia insomma sta facendo rumore. il ciclista è stato sanzionato dal suo team, la Trek Segafredo, che era finora all'oscuro della vicenda. Tiberi, che sui social si dice pentito del suo gesto e pronto ad accettarne tutte le conseguenze, è stato sospeso "per un minimo di 20 giorni" e senza retribuzione, e non correrà al Trofeo Laigueglia, alla Tirreno-Adriatico e alla Milano-Torino. 

Di una certa rilevanza anche l'esito di un processo tenutosi in mattinata; affollatissima l'aula di tribunale. Alla sbarra – con l'accusa di truffa - un 43enne, già Presidente del CdA della società “Q Institute”: nota sul Titano per l'organizzazione di una serie di eventi estremamente partecipati su tematiche olistiche. Secondo gli inquirenti - in concorso con l'allora AD della srl, in seguito tragicamente scomparso – avrebbe indotto 5 persone, che avevano partecipato ai corsi, a farsi consegnare un totale di 125.000 euro per la produzione di un film. Ma il progetto evidentemente naufragò e quelle somme non furono restituite. Vicenda già affrontata in un procedimento contro ignoti, poi archiviato; ha ricordato il PF, invocando il “ne bis in idem”. Il legale di parte civile ha tuttavia sottolineato come l'imputato fosse consapevole dell'operazione; la realizzazione del film – ha aggiunto – non è mai stata effettivamente presa in considerazione. Agli antipodi la versione della Difesa. Infine l'assoluzione – da parte del Giudice Saldarelli -, perché “non consta abbastanza” che il 43enne abbia commesso il fatto. Il procedimento si sarebbe comunque prescritto a breve. A sentenza anche un processo per un infortunio sul lavoro avvenuto nel 2019 in un cantiere edile di Serravalle.

[Banner_Google_ADS]

I più letti della settimana:

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella privacy e cookie policy.
Per maggiori dettagli o negare il consenso a tutti o alcuni cookie consulta la nostra privacy & cookie policy