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COLD CASE

Caso Golinucci, svolta dopo 33 anni: Emanuel Boke è Kwame Quist, stupratore ricercato in Francia

Il Dna su un berretto sequestrato nel 1994 conferma l’identità del sudafricano ospite del convento. La famiglia di Cristina chiederà la riapertura delle indagini.

Caso Golinucci, svolta dopo 33 anni: Emanuel Boke è Kwame Quist, stupratore ricercato in Francia.

Una svolta attesa da decenni potrebbe finalmente riportare luce sul mistero della scomparsa di Cristina Golinucci, la giovane cesenate svanita nel nulla il 1° settembre 1992. Emanuel Boke, il sudafricano che all’epoca era ospite del convento dei frati Cappuccini di Cesena, è stato identificato come Kwame Quist, cittadino ghanese ricercato in Francia per gravi reati: rapina con violenza, favoreggiamento dell’immigrazione e stupro.

La conferma è arrivata dai laboratori di Marsiglia ed è stata comunicata nei giorni scorsi dal Ris di Parma alla Procura di Forlì. Decisivo un berretto sequestrato a Boke nel 1994, conservato per anni insieme a un rullino fotografico. Il Dna estratto è risultato compatibile con un profilo genetico presente nella banca dati francese e attribuito proprio a Quist, autore di violenze a Marsiglia pochi giorni dopo il suo arrivo in Francia nel 1998.

Cristina aveva 21 anni quando sparì: si stava recando al convento per incontrare il padre spirituale, ma non vi arrivò mai. La sua Cinquecento fu ritrovata nel parcheggio, ma nessun altro indizio. Le indagini furono archiviate dieci volte, l’ultima lo scorso settembre. Ma la famiglia, assistita dall’avvocata Barbara Iannuccelli, è pronta a presentare una nuova istanza di riapertura.

Boke, all’epoca già sospettato, fu poi condannato per due violenze sessuali a Cesena. In carcere, nel 1994, confessò a padre Lino di aver ucciso Cristina, salvo poi ritrattare. Ora, con la certezza della sua identità e dei suoi precedenti, la pista torna più che mai concreta.

Nel rullino riaperto nel 2022 compaiono 87 foto della vita al convento. In una, Boke abbraccia una ragazza: la famiglia lancia un appello affinché si faccia viva. “Non può essere una coincidenza”, dice l’avvocata Iannuccelli. “Cristina era nello stesso luogo di un uomo pericoloso e violento. La verità deve venire fuori.”

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