Biden e von der Leyen, patto anti Pechino

La corrispondenza di Marco Liconti (LA PRESSE)

Guerra in Ucraina, rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione europea e soprattutto Cina. Di questo hanno parlato Joe Biden e Ursula von der Leyen nello Studio Ovale della Casa Bianca, nel loro secondo incontro a Washington, dopo quello dello scorso novembre.
Anche se Pechino non viene mai nominata esplicitamente nella dichiarazione congiunta al termine dell'incontro, è proprio la Cina e il contenimento delle sue ambizioni geopolitiche e commerciali l'obiettivo della rinsaldata alleanza transatlantica tra Usa e Ue.
Nel giorno in cui Xi Jinping si è fatto incoronare per la terza volta consecutiva a capo della Repubblica popolare, Biden e von der Leyen hanno annunciato l'avvio di un negoziato per un accordo sui minerali critici, fondamentali per la produzione di batterie per auto elettriche, la nuova frontiera dell'industrializzazione verde.

L'accordo servirà anche a risolvere il contenzioso commerciale tra Usa e Ue, iniziato con il varo dell'Inflation Reduction Act, la legge voluta da Biden per promuovere, attraverso generosi incentivi fiscali, la produzione di auto elettriche negli Stati Uniti e che, al momento, esclude le aziende europee. L'accordo sui minerali critici, al di là del suo valore commerciale, avrebbe anche l'obiettivo strategico di mettere nell'angolo le produzioni cinesi. Di Cina si è parlato anche riguardo alla guerra in Ucraina. Biden vuole che l'Europa, nel caso Pechino decida di aiutare militarmente Mosca, si allinei con gli Stati Uniti nel varare sanzioni contro la Cina, così come fatto per la Russia e per altri Paesi, come l'Iran, che hanno fornito armi a Putin.

In chiave anti cinese è anche l'impegno di Washington e Bruxelles per rafforzare la propria sicurezza economica e nazionale contro le minacce che provengono dall'esterno. Bisognerà ora valutare alla prova dei fatti se agli impegni assunti da von der Leyen a nome della Commissione europea corrisponderanno altrettanti impegni da parte dei Paesi membri dell'Unione che, come la Germania di Olaf Scholz, preferiscono avere con Pechino rapporti concilianti, in nome del business.

La corrispondenza di Marco Liconti (LA PRESSE)

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