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“Qatargate”: la questione morale infiamma il dibattito europeo. Nuove indiscrezioni sull'indagine

Le ricadute economiche della guerra in Ucraina, intanto, portano a posizioni contraddittorie su temi sensibili. A fine novembre la firma di un accordo miliardario tra Berlino e Doha, per la fornitura di GNL

17 dic 2022

Un quotidiano stillicidio di indiscrezioni, sul presunto giro di mazzette da Qatar e Marocco. E l'impressione è che il peggio debba ancora arrivare. Già devastanti, tuttavia, le conseguenze per un'Istituzione – l'Eurocamera – che aveva fatto del rigore etico la cifra della propria azione. Sarebbe stata una “talpa”, proprio all'interno del Parlamento, ad aver innescato l'inchiesta. Nel mandato di arresto, Antonio Panzeri - l'ex eurodeputato in carcere a Bruxelles -, è definito animatore di una “vasta organizzazione fraudolenta”. E se l'intento era davvero quello di incidere sul processo decisionale europeo, lo scandalo potrebbe allargarsi a dismisura; minando alle fondamenta la credibilità della struttura comunitaria. Questione morale che di questi tempi, del resto, cozza contro le esigenze di realpolitik.

Passata piuttosto in sordina, poco più di due settimane fa, la firma di un accordo miliardario tra Berlino e Doha, per la fornitura pluriennale di gas naturale liquefatto. E ciò al netto dell'estrema attenzione di opinione pubblica ed autorità tedesche al tema dei diritti; sul quale si era esposta addirittura il Ministro Faeser, in occasione della partita d'esordio della Nazionale ai Mondiali in Qatar. Ma la sicurezza energetica pare abbia la priorità, in tempo di guerra; e le contraddizioni sono all'ordine del giorno. Conflitto, peraltro, di cui non si vede la fine. Secondo il direttore della Cia, William Burns, il Cremlino non avrebbe al momento un atteggiamento serio riguardo a “negoziati reali”. E ciò, forse, alla luce dell'evoluzione della situazione sul campo; con l'iniziativa – quantomeno nel Donbass - di nuovo in mano alle forze russe, anche in ragione – forse - del continuo arrivo al fronte di migliaia di riservisti mobilitati. Contractor della Wagner e miliziani separatisti premono sulla periferia orientale di Bakhmut: uno dei perni del dispositivo difensivo ucraino nel Donetsk. Accanita, però, la resistenza; perché un'eventuale caduta della città avrebbe ripercussioni non solo dal punto di vista tattico, anche psicologico. Fondamentale, infatti, per Kiev, mantenere alto il morale della popolazione; già alle prese con un inverno da incubo, per i ciclici strike russi sulle infrastrutture critiche.





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