Una finanziaria di rigore quella del 2011

Una finanziaria che aveva il compito principale di far quadrare i conti dello stato: contenere il più possibile il deficit e perseguire il pareggio di bilancio per non compromettere la liquidità. Si è mosso su queste linee il Segretario di Stato alle Finanze, Pasquale Valentini, nella redazione del documento contabile che ha incassato l’approvazione del Consiglio Grande e Generale al termine di una maratona parlamentare di cui non c’è memoria nella storia recente della Repubblica. Una finanziaria di rigore, che arriva in un momento particolarmente teso sia sul fronte politico che su quello economico, che muove 44 milioni e mezzo di euro. 5 milioni arriveranno dall’imposta sui servizi, 10 dalle nuove tasse sulle assicurazioni e la modifica delle rendite catastali. Con gli altri interventi, come la soppressione della spesa per soggetti fiscali non residenti e i vari tagli , si arriva ai 44 milioni e mezzo. Il governo assicura di portare, nel 2011, la spesa corrente ai livelli del 2006, le opposizioni chiedevano di farla scendere all’85% nel 2012 e all’80 per cento nel 2013. Per le forze di minoranza i disastrosi rapporti con l’Italia e la completa emarginazione dal contesto europeo e internazionale, impediscono, di fatto, qualunque politica di rilancio; per il Patto si è raggiunto un equilibrio capace di reperire nuove risorse, mantenere una fiscalità leggera, consolidare ed avviare riforme strutturali del Paese e della sua economia, delineare nuove prospettive di sviluppo.

s.b.

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