Giustizia: "Non più forzature", a Domagnano il monito delle opposizioni

Prima le banche, ora la giustizia: “Due facce della stessa medaglia, due elementi per nulla slegati e che sono parte di una dinamica che il Paese sta vivendo da un anno”. Ne sono convinte le forze di opposizione, insieme a Domagnano per incontrare la cittadinanza, nel tentativo – spiegano in apertura di serata - di spiegare e approfondire le ultime, delicate, vicende giudiziarie e finanziarie che hanno scosso il Titano, dando vita ad uno scontro istituzionale senza precedenti. Il tutto senza violare il vincolo di riservatezza. Una sala piena ad ascoltare i capigruppo di Dc, Rete, Ps, Psd ed Mdsi. Si va dall'operazione titoli su cui il Tribunale ha aperto un fascicolo, alle dimissioni dalla Commissione Giustizia, fino alla nota firmata da 25 consiglieri di opposizione per denunciare pressioni in atto sulla Magistratura. L'invito al Governo, formulato da tutti, resta quello di fermarsi a ragionare, “se non lo faranno – dice Roberto Ciavatta - il timore è che siano altri a fermare la Repubblica di San Marino, mettendone a repentaglio la Sovranità”. Oltre a Ciavatta, il primo a decidere di lasciare la Commissione Giustizia, presenti in platea gli altri due membri dimissionari, Massimo Andrea Ugolini e Denise Bronzetti. “Usciti – si è detto - per essersi resi conto della volontà da parte dei commissari di maggioranza di celare, o minimizzare, alcuni gravi elementi emersi”. “La riconvocazione del Consiglio Giudiziario tra due settimane – osservano – è indicativo di come non ci fosse alcuna urgenza di riunirsi nella giornata di lunedì. Ma la forzatura per velocizzare – si chiedono - a cosa è dovuta? E' la necessità di questa maggioranza di acuire ulteriormente lo scontro che si sta consumando nel Paese”.
Alessandro Cardelli spiega perché si è parlato di “colpo di Stato”: “è ciò che avviene – osserva - quando la politica mette a rischio un potere autonomo come quello giudiziario, entrando in un terreno che non le compete. Non avremo paura – aggiunge – di rivolgerci agli organismi internazionali per denunciare ingerenze di questo tipo”. Poi la solidarietà espressa ai Commissari dimissionari, "che hanno scelto di difendere il Paese e lo Stato di diritto. Una situazione non facile, la loro, - si è detto - ma ne usciranno a testa alta. La verità verrà a galla". “Tutte falsità – per Alessandro Mancini – le accuse all'opposizione di voler bloccare i lavori della Commissione. La sua composizione, con 6 membri di maggioranza contro 4 di opposizione, ne avrebbe già garantito il prosieguo. Serviva fermarsi per approfondire, e poi portare il confronto nelle sedi opportune, ma ogni tentativo è stato vano”. “Abbiamo cercato il dialogo, - continua Dalibor Riccardi - dall'altra parte hanno opposto un muro”. Federico Pedini Amati torna a far leva sulla questione “titoli”: “come si possono prelevare 50 milioni dai fondi pensione (soldi della collettività) per utilizzarli – pare - nell'acquisto di titoli 'spazzatura' da un certo istituto di credito? Il Governo anziché pretendere chiarezza su questo punto – ironizza – ha pensato bene di presentare un esposto sulla 'perquisizione' a Capuano. O noi siamo 'pazzi' – tuona – o abbiamo ragione di credere che sia davvero in atto un colpo di Stato, non ad opera di tutta la maggioranza ma di una sua parte sì. Non faremo comunque passare nessuna forzatura, - conclude - le indagini vanno fatte e non perché lo chiede l'opposizione”.

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Nel video l'intervista al Capogruppo di Rete, Roberto Ciavatta

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