SERIE C

Serie C, la Vis crolla anche con l'Ostiamare

Primi punti tra i professionisti per i laziali, che vincono 2-1 a Pesaro

Se il buongiorno si vede dal mattino, allora dalle parti di Pesaro dovrebbero cominciare a preoccuparsi, perché il mattino della Vis non ha di certo l'oro in bocca. Di cinque partite giocate, i biancorossi ne hanno vinta solo una – l'esordio in Coppa Italia Serie C –, pareggiata una e perse tre, tra cui lo 0-5 ricevuto dal Gubbio, sempre in coppa, e ora la sconfitta a domicilio, per 1-2, subita dall'Ostiamare, che al Benelli trova i primi punti della propria storia tra i professionisti. Pesaro apre il giro di occasioni con il solito bolide dalla distanza di Di Paola, che scende al momento giusto, ma trova i guanti di Vertua. Al 22' Conti si sovrappone sulla destra e arriva al tiro in area: blocca ancora il portiere laziale. Poi si sveglia l'Ostiamare, con una bellissima combinazione nello stretto e un'altrettanto pregevole chiusura di Guarnone su Carbone.

Fin qui, solo applausi dal Benelli, che esplode nelle prime fasi della ripresa, dove la Vis trova il vantaggio, portando fino in fondo un'azione insistita. Dal mucchio al limite dell'area emerge palla al piede Giovannini, assist al bacio per Nicastro, che, al centro, la deve solo spingere in rete. Sembra poter essere il momento di svolta per Pesaro, ma l'Ostimare c'è e risponde nel giro di sette minuti, con la cavalcata di Carbone, lasciato libero di percorrere metà campo palla al piede, e la sua bordata dalla distanza che bacia il palo ed entra in porta. È 1-1 immediato, eppure le brutte notizie, per la Vis, non sono finite qui, perché al 61' i biancorossi restano in 10, per l'espulsione diretta a Tonucci, che ha rifilato una gomitata a Badje. Provvedimento confermato anche dopo revisione all'Fvs.

La gara, però, resta bloccata per 26 minuti, fino a quando Tonin decide di mettersi in proprio per portarla dalla parte di Ostia, rientrando da destra, portando a spasso mezza difesa e calciando forte, dal limite, sul palo lontano, dove la mano di Guarnone non arriva. È festa e delirio laziale, anche perché, dall'altro lato, Nicastro ha un'occasione simile, ma diversa fortuna, e il risultato non cambia più.

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